sabato 20 settembre 2025

Il Vangelo di Domenica 21 Settembre 2025

 

Della 25° Domenica del Tempo Ordinario.

San Matteo, Apostolo ed Evangelista.

Prima Lettura.

Contro coloro che comprano

con denaro gli indigenti.

Dal libro del profeta Amos (8,4-7)

Il Signore mi disse: «Ascoltate questo,

voi che calpestate il povero e sterminate

gli umili del paese, voi che dite: “Quando

sarà passato il novilunio e si potrà

vendere il grano?

E il sabato, perché si possa smerciare il

frumento, diminuendo l’efa e aumentando

il siclo e usando bilance false, per

comprare con denaro gli indigenti

e il povero per un paio di sandali?

Venderemo anche lo scarto del grano”».

Il Signore lo giura per il vanto di

Giacobbe: «Certo, non dimenticherò

mai tutte le loro opere».

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 112 (113)

Ripetiamo. Benedetto il Signore

che rialza il povero.

 

Lodate, servi del Signore,

lodate il nome del Signore.

Sia benedetto il nome del Signore,

da ora e per sempre. R.

 

Su tutte le genti eccelso è il Signore,

più alta dei cieli è la sua gloria.

Chi è come il Signore, nostro Dio,

che siede nell’alto

e si china a guardare

sui cieli e sulla terra? R.

 

Solleva dalla polvere il debole,

dall’immondizia rialza il povero,

per farlo sedere tra i prìncipi,

tra i prìncipi del suo popolo. R.

 

Seconda Lettura

Si facciano preghiere per tutti gli

uomini a Dio il quale vuole che

tutti gli uomini siano salvati.

Dalla prima lettera di san Paolo

apostolo a Timòteo (2,1-8)

Figlio mio, raccomando, prima di tutto,

che si facciano domande, suppliche,

preghiere e ringraziamenti per tutti gli

uomini, per i re e per tutti quelli che

stanno al potere, perché possiamo

condurre una vita calma e tranquilla,

dignitosa e dedicata a Dio.

Questa è cosa bella e gradita al cospetto

di Dio, nostro salvatore, il quale vuole

che tutti gli uomini siano salvati e

giungano alla conoscenza della verità.

Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche

il mediatore fra Dio e gli uomini,

l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se

stesso in riscatto per tutti.

Questa testimonianza egli l’ha data nei

tempi stabiliti, e di essa io sono stato

fatto messaggero e apostolo-dico la

verità, non mentisco-, maestro dei

pagani nella fede e nella verità.

Voglio dunque che in ogni luogo gli

uomini preghino, alzando al cielo mani

pure, senza collera e senza contese.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Gesù Cristo, da ricco che era, si è fatto

povero per voi, perché voi diventaste

ricchi per mezzo della sua povertà. (2Cor 8,9)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo

Non potete servire Dio e la ricchezza.

Dal Vangelo secondo

Luca (16,1-13) anno C.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore,

e questi fu accusato dinanzi a lui di

sperperare i suoi averi.

Lo chiamò e gli disse: “Che cosa

sento dire di te?

Rendi conto della tua amministrazione,

perché non potrai più amministrare”.

L’amministratore disse tra sé: “Che cosa

farò, ora che il mio padrone mi

toglie l’amministrazione?

Zappare, non ne ho la forza;

mendicare, mi vergogno.

So io che cosa farò perché, quando sarò

stato allontanato dall’amministrazione,

ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.

Chiamò uno per uno i debitori del suo

padrone e disse al primo: “Tu quanto

devi al mio padrone?”.

Quello rispose: “Cento barili d’olio”.

Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti

subito e scrivi cinquanta”.

Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”.

Rispose: “Cento misure di grano”.

Gli disse: “Prendi la tua ricevuta

e scrivi ottanta”.

Il padrone lodò quell’amministratore

disonesto, perché aveva agito

con scaltrezza.

I figli di questo mondo, infatti, verso

i loro pari sono più scaltri dei figli

della luce.

Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici

con la ricchezza disonesta, perché,

quando questa verrà a mancare, essi

vi accolgano nelle dimore eterne.

Chi è fedele in cose di poco conto,

è fedele anche in cose importanti;

e chi è disonesto in cose di poco conto,

è disonesto anche in cose importanti.

Se dunque non siete stati fedeli nella

ricchezza disonesta, chi vi affiderà

quella vera?

E se non siete stati fedeli nella

ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

Nessun servitore può servire due

padroni, perché o odierà l’uno e amerà

l’altro, oppure si affezionerà all’uno

e disprezzerà l’altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza».

Parola del Signore.

Riflessione personale sul Vangelo di oggi.

A me il Dio di Gesù ha cambiato la vita.

O rovinata, fate voi.

È che, frequentandolo, uno impara chi

è Lui ‘dentro’, quale immenso progetto

di amore Dio ha sull’umanità.

E allora tutte le cose, o quasi, cambiano,

acquistano una coloritura diversa.

Incontrare Dio, il Dio di Gesù, significa

cambiare ordine alle cose, priorità alla

vita, energia alle scelte.

In questo senso i discepoli, in qualche

modo, incidono nella storia.

Incidono (o potrebbero) nella storia reale

del nostro paese inquieto e alla deriva,

che abbandona la profondità del messaggio

evangelico per lasciarsi sedurre dal gossip

di turno, che scorda l’essenziale trasmesso

dai padri, per cedere ad una logica

piccina e opportunista, superficiale

ed inquietante.

Come hanno giustamente ricordato i

veri Vescovi italiani, si sta sbriciolando

quel senso di appartenenza e di

solidarietà che il popolo italiano

aveva ereditato dal cristianesimo.

E uno dei problemi concreti che dobbiamo

affrontare è quello di un’economia che,

indifferente ad ogni etica, assetata solo

di guadagno, sta mandando al macero

milioni di sogni, di valori, di persone.

Tutti, se seriamente avvinti dal Maestro,

se affascinati dal suo Vangelo, portano

una domanda conficcata nel cuore; come

cambiare il destino del mondo?

Come arginare la deriva dell’economia

e dell’Occidente in generale, che spazza

la dignità degli uomini, come evitare

questa spietata e indolore dittatura

del capitalismo?

In altri tempi ci sono state altre risposte,

da parte dei discepoli del Risorto;

comunità solidali, la carità come

dimensione necessaria alla vita interiore,

opere di carità, ospedali.

Altri tempi, ambigui, forse, ma evidenti,

leggibili, rintracciabili; un padrone

cristiano era tenuto a comportarsi prima

da cristiano e poi da padrone.

Ma ora tutto è complesso, contorto;

la new economy, la globalizzazione,

il mercato che impera e divora, un

sistema basato sul guadagno, costi

quel che costi, e di lì organizza la

politica, le guerre, pianifica il futuro.

Come fare, noi cittadini del mondo?

Il Vangelo di oggi una traccia ce la lascia,

debole, come quella lasciata dalle lumache.

Prima considerazione da fare; la

ricchezza, il potere, non sono questioni

di portafoglio ma di cuore, non di

quantità, ma di atteggiamento.

Nessuno di noi risulta fra i ‘grandi’

del mondo, e questo potrebbe

falsamente rassicurarci.

Anche con poco possiamo avere un

atteggiamento di attaccamento ai beni

che ci distoglie dall’obiettivo della

nostra vita che è la pienezza del Regno.

Amos, nella prima lettura, guarda alla

situazione del suo tempo con amarezza;

un potere corrotto e un’ipocrisia diffusa

osservano le pratiche religiose

permettendo l’oppressione del povero.

Quanto tristemente attuale è questa

pagina; davanti alla perfida logica del

capitalismo in cui vince il più forte,

la nostra coscienza cristiana deve

reagire; non certo ricorrendo a pie

elemosine ma affrontando con onestà

la realtà per proporre nella concretezza

un’economia in cui prevalga l’uomo

e la persona sul capitale, una economia

meno ‘capitalista’ e più ‘personalista’.

Mi direte: "Che ci posso fare io?".

Studi economia e commercio?

Perché non discuti una tesi sulla

realizzazione dei principi cristiani

nell’economia?

Hai un’attività commerciale?

Che relazione hai con l’equità

e la giustizia?

Sei chiuso nei tuoi interessi?

Perché non sfogli qualche pagina

di stampa alternativa!

Oggi la stampa che si allontana

dall’ombelico Italia è diventata

‘alternativa’; per sapere che un

Nigeriano guadagna in un anno cento

Euro e che in Pakistan il 50% dei

bambini è sfruttato con lavori pesanti

e logoranti perché costano meno?

La conoscenza è il primo passo verso

la condivisione!

Occasioni di condivisione, poi

esistono continuamente.

Paolo ammonisce a non pensare che la

fede si occupi solo del ‘sacro’.

Fino a che la fede non diventa contagiosa,

illuminante, strumento per costruire un

mondo nuovo, non abbiamo realizzato il Regno.

L’amministratore delegato della parabola

è lodato da Gesù per la sua sagacia (non

per la sua disonestà!) e Gesù sospira

tristemente: “Se mettessimo la stessa

energia nel cercare le cose di Dio!”;

se mettessimo almeno la stessa intelligenza,

lo stesso tempo, lo stesso entusiasmo che

mettiamo nell’investire i nostri risparmi

anche per le cose di Dio!

La scaltrezza dell’amministratore è

l’atteggiamento che manca alle nostre

stanche comunità cristiane; pensiero

debole che si adagia su quattro devozioni

e un pò di moralismo senza l’audacia

della conversione, del dialogo,

della riflessione.

Io, discepolo, posso vivere nella pace,

ma anche nella giustizia; libero

dall’ansia del denaro, libero da

mammona, per essere discepolo.

Ecco, la sostanza è questa; se sono

discepolo di Cristo so quanto valgo,

so quanto valgono gli altri e vado

all’essenziale nei miei rapporti,

dall’onestà nello svolgere il mio

lavoro, alla solidarietà, ad uno stile

di vita retta e consona al Vangelo.

Chi è il padrone dell’umanità?

Dio? O mammona?

Mammona che oggi ha mille seducenti

nuovi volti; mercato, profitto,

auto-realizzazione.

Gesù non è moralista; il denaro non

è sporco, è solo rischioso e il discepolo,

il figlio della luce ne usa senza

diventarne schiavo.

Concludo unendomi a Paolo, mio

patrono e fratello nella fede.

Rileggete l’invito fatto a Timoteo,

preghiamo con fede, alziamo al cielo

mani senza contese, invochiamo il dono

della pace per la nostra terra, impegniamoci

a trascorrere una vita calma e tranquilla,

con tutta pietà e dignità, buona Domenica Fausto.

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