domenica 29 marzo 2026

Il Vangelo di Domenica 29 Marzo 2026

 

Della Domenica delle Palme.

Passione del Signore.

Prima lettura.

Non ho sottratto la faccia agli insulti e

agli sputi, sapendo di non restare confuso.

Dal libro del profeta Isaìa (50,4-7)

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da

discepolo, perché io sappia indirizzare

una parola allo sfiduciato.

Ogni mattina fa attento il mio orecchio

perché io ascolti come i discepoli.

Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio

e io non ho opposto resistenza,

non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,

le mie guance a coloro che mi strappavano

la barba; non ho sottratto la faccia agli

insulti e agli sputi.

Il Signore Dio mi assiste, per questo non

resto svergognato, per questo rendo la

mia faccia dura come pietra, sapendo

di non restare confuso.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 21 (22)

Ripetiamo. Dio mio, Dio mio,

perché mi hai abbandonato?

 

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,

storcono le labbra, scuotono il capo:

«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,

lo porti in salvo, se davvero lo ama!». R.

 

Un branco di cani mi circonda,

mi accerchia una banda di malfattori;

hanno scavato le mie mani e i miei piedi.

Posso contare tutte le mie ossa. R.

 

Si dividono le mie vesti,

sulla mia tunica gettano la sorte.

Ma tu, Signore, non stare lontano,

mia forza, vieni presto in mio aiuto. R.

 

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,

ti loderò in mezzo all'assemblea.

Lodate il Signore, voi suoi fedeli, gli dia

gloria tutta la discendenza di Giacobbe,

lo tema tutta la discendenza d'Israele. R.

 

Seconda Lettura

Cristo umiliò se stesso,

per questo Dio lo esaltò.

Dalla lettera di san Paolo

apostolo ai Filippési (2,6-11)

Cristo Gesù, pur essendo nella condizione

di Dio, non ritenne un privilegio l’essere

come Dio, ma svuotò se stesso assumendo

una condizione di servo, diventando

simile agli uomini.

Dall’aspetto riconosciuto come uomo,

umiliò se stesso facendosi obbediente

fino alla morte e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò e gli donò il

nome che è al di sopra di ogni nome,

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio

si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra,

e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo

è Signore!», a gloria di Dio Padre.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino

alla morte e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò e gli donò

il nome che è al di sopra di

ogni nome. (Fil 2,8-9)

 

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Vangelo.

La passione del Signore.

Passione di nostro Signore Gesù Cristo

secondo Matteo (26,14-27,66) anno A.

-Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato

Giuda Iscariota, andò dai capi dei

sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi

perché io ve lo consegni?».

E quelli gli fissarono trenta monete d'argento.

Da quel momento cercava l'occasione

propizia per consegnare Gesù.

-Dove vuoi che prepariamo per te,

perché tu possa mangiare la Pasqua?

Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli

si avvicinarono a Gesù e gli dissero:

«Dove vuoi che prepariamo per te,

perché tu possa mangiare la Pasqua?».

Ed egli rispose: «Andate in città da un

tale e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio

tempo è vicino; farò la Pasqua da te

con i miei discepoli"».

I discepoli fecero come aveva loro

ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

-Uno di voi mi tradirà

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici.

Mentre mangiavano, disse: «In verità

io vi dico: uno di voi mi tradirà».

Ed essi, profondamente rattristati,

cominciarono ciascuno a domandargli:

«Sono forse io, Signore?».

Ed egli rispose: «Colui che ha messo

con me la mano nel piatto, è quello

che mi tradirà.

Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta

scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal

quale il Figlio dell'uomo viene tradito!

Meglio per quell'uomo se non fosse

mai nato!».

Giuda, il traditore, disse: «Rabbì,

sono forse io?».

Gli rispose: «Tu l'hai detto».

-Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue

Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il

pane, recitò la benedizione, lo spezzò e,

mentre lo dava ai discepoli, disse:

«Prendete, mangiate: questo è il mio corpo».

Poi prese il calice, rese grazie e lo diede

loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché

questo è il mio sangue dell'alleanza,

che è versato per molti per il perdono

dei peccati.

Io vi dico che d'ora in poi non berrò di

questo frutto della vite fino al giorno in

cui lo berrò nuovo con voi, nel regno

del Padre mio».

Dopo aver cantato l'inno, uscirono

verso il monte degli Ulivi.

-Percuoterò il pastore e saranno

disperse le pecore del gregge

Allora Gesù disse loro: «Questa notte per

tutti voi sarò motivo di scandalo.

Sta scritto infatti: "Percuoterò il pastore

e saranno disperse le pecore del gregge".

Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò

in Galilea».

Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno

di te, io non mi scandalizzerò mai».

Gli disse Gesù: «In verità io ti dico:

questa notte, prima che il gallo canti,

tu mi rinnegherai tre volte».

Pietro gli rispose: «Anche se dovessi

morire con te, io non ti rinnegherò».

Lo stesso dissero tutti i discepoli.

-Cominciò a provare tristezza e angoscia

Allora Gesù andò con loro in un podere,

chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli:

«Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».

E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo,

cominciò a provare tristezza e angoscia.

E disse loro: «La mia anima è triste fino

alla morte; restate qui e vegliate con me».

Andò un poco più avanti, cadde faccia a

terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se

è possibile, passi via da me questo calice!

Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati.

E disse a Pietro: «Così, non siete stati

capaci di vegliare con me una sola ora?

Vegliate e pregate, per non entrare

in tentazione.

Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

Si allontanò una seconda volta e pregò

dicendo: «Padre mio, se questo calice

non può passare via senza che io lo beva,

si compia la tua volontà».

Poi venne e li trovò di nuovo addormentati,

perché i loro occhi si erano fatti pesanti.

Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò

per la terza volta, ripetendo le stesse parole.

Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro:

«Dormite pure e riposatevi!

Ecco, l'ora è vicina e il Figlio dell'uomo

viene consegnato in mano ai peccatori.

Alzatevi, andiamo!

Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

-Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono

Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare

Giuda, uno dei Dodici, e con lui una

grande folla con spade e bastoni,

mandata dai capi dei sacerdoti e

dagli anziani del popolo.

Il traditore aveva dato loro un segno,

dicendo: «Quello che bacerò,

è lui; arrestatelo!».

Subito si avvicinò a Gesù e disse:

«Salve, Rabbì!».

E lo baciò.

E Gesù gli disse: «Amico, per

questo sei qui!».

Allora si fecero avanti, misero le mani

addosso a Gesù e lo arrestarono.

Ed ecco, uno di quelli che erano con

Gesù impugnò la spada, la estrasse

e colpì il servo del sommo sacerdote,

staccandogli un orecchio.

Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua

spada al suo posto, perché tutti quelli che

prendono la spada, di spada moriranno.

O credi che io non possa pregare il Padre

mio, che metterebbe subito a mia

disposizione più di dodici legioni di angeli?

Ma allora come si compirebbero le Scritture,

secondo le quali così deve avvenire?».

In quello stesso momento Gesù disse alla

folla: «Come se fossi un ladro siete venuti

a prendermi con spade e bastoni.

Ogni giorno sedevo nel tempio a

insegnare, e non mi avete arrestato.

Ma tutto questo è avvenuto perché si

compissero le Scritture dei profeti».

Allora tutti i discepoli lo

abbandonarono e fuggirono.

-Vedrete il Figlio dell'uomo seduto

alla destra della Potenza

Quelli che avevano arrestato Gesù lo

condussero dal sommo sacerdote Caifa,

presso il quale si erano riuniti gli

scribi e gli anziani.

Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano,

fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò

e stava seduto fra i servi, per vedere come

sarebbe andata a finire.

I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio

cercavano una falsa testimonianza contro

Gesù, per metterlo a morte; ma non la

trovarono, sebbene si fossero presentati

molti falsi testimoni.

Finalmente se ne presentarono due, che

affermarono: «Costui ha dichiarato:

‘Posso distruggere il tempio di Dio

e ricostruirlo in tre giorni’».

Il sommo sacerdote si alzò e gli disse:

«Non rispondi nulla?

Che cosa testimoniano costoro contro di te?».

Ma Gesù taceva.

Allora il sommo sacerdote gli disse:

«Ti scongiuro, per il Dio vivente,

di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio».

«Tu l'hai detto-gli rispose Gesù-; anzi io

vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio

dell'uomo seduto alla destra della

Potenza e venire sulle nubi del cielo».

Allora il sommo sacerdote si stracciò

le vesti dicendo: «Ha bestemmiato!

Che bisogno abbiamo ancora di testimoni?

Ecco, ora avete udito la bestemmia;

che ve ne pare?».

E quelli risposero: «È reo di morte!».

Allora gli sputarono in faccia e lo

percossero; altri lo schiaffeggiarono,

dicendo: «Fa' il profeta per noi, Cristo!

Chi è che ti ha colpito?».

-Prima che il gallo canti, tu mi

rinnegherai tre volte

Pietro intanto se ne stava seduto

fuori, nel cortile.

Una giovane serva gli si avvicinò e disse:

«Anche tu eri con Gesù, il Galileo!».

Ma egli negò davanti a tutti dicendo:

«Non capisco che cosa dici».

Mentre usciva verso l'atrio, lo vide

un'altra serva e disse ai presenti: «Costui

era con Gesù, il Nazareno».

Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non

conosco quell'uomo!».

Dopo un poco, i presenti si avvicinarono

e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei

uno di loro: infatti il tuo accento

ti tradisce!».

Allora egli cominciò a imprecare e a

giurare: «Non conosco quell'uomo!».

E subito un gallo cantò.

E Pietro si ricordò della parola di Gesù,

che aveva detto: «Prima che il gallo canti,

tu mi rinnegherai tre volte».

E, uscito fuori, pianse amaramente.

-Consegnarono Gesù al governatore Pilato

Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti

e gli anziani del popolo tennero consiglio

contro Gesù per farlo morire.

Poi lo misero in catene, lo condussero via

e lo consegnarono al governatore Pilato.

Allora Giuda-colui che lo tradì-, vedendo

che Gesù era stato condannato, preso dal

rimorso, riportò le trenta monete d'argento

ai capi dei sacerdoti e agli anziani,

dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito

sangue innocente».

Ma quelli dissero: «A noi che importa?

Pensaci tu!».

Egli allora, gettate le monete d'argento nel

tempio, si allontanò e andò a impiccarsi.

I capi dei sacerdoti, raccolte le monete,

dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro,

perché sono prezzo di sangue».

Tenuto consiglio, comprarono con esse

il "Campo del vasaio" per la sepoltura

degli stranieri.

Perciò quel campo fu chiamato "Campo

di sangue" fino al giorno d'oggi.

Allora si compì quanto era stato detto per

mezzo del profeta Geremia: «E presero

trenta monete d'argento, il prezzo di colui

che a tal prezzo fu valutato dai figli

d'Israele, e le diedero per il campo del

vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».

-Sei tu il re dei Giudei?

Gesù intanto comparve davanti al

governatore, e il governatore lo interrogò

dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?».

Gesù rispose: «Tu lo dici».

E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani

lo accusavano, non rispose nulla.

Allora Pilato gli disse: «Non senti quante

testimonianze portano contro di te?».

Ma non gli rispose neanche una parola,

tanto che il governatore rimase assai stupito.

A ogni festa, il governatore era solito

rimettere in libertà per la folla un

carcerato, a loro scelta.

In quel momento avevano un carcerato

famoso, di nome Barabba.

Perciò, alla gente che si era radunata,

Pilato disse: «Chi volete che io rimetta

in libertà per voi: Barabba o Gesù,

chiamato Cristo?».

Sapeva bene infatti che glielo avevano

consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua

moglie gli mandò a dire: «Non avere a

che fare con quel giusto, perché oggi,

in sogno, sono stata molto turbata per

causa sua».

Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani

persuasero la folla a chiedere Barabba

e a far morire Gesù.

Allora il governatore domandò loro: «Di

questi due, chi volete che io rimetta in

libertà per voi?».

Quelli risposero: «Barabba!».

Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò

di Gesù, chiamato Cristo?».

Tutti risposero: «Sia crocifisso!».

Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?».

Essi allora gridavano più forte:

«Sia crocifisso!».

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi

che il tumulto aumentava, prese dell'acqua

e si lavò le mani davanti alla folla,

dicendo: «Non sono responsabile di

questo sangue.

Pensateci voi!».

E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue

ricada su di noi e sui nostri figli».

Allora rimise in libertà per loro Barabba

e, dopo aver fatto flagellare Gesù,

lo consegnò perché fosse crocifisso.

-Salve, re dei Giudei!

Allora i soldati del governatore

condussero Gesù nel pretorio e gli

radunarono attorno tutta la truppa.

Lo spogliarono, gli fecero indossare un

mantello scarlatto, intrecciarono una

corona di spine, gliela posero sul capo

e gli misero una canna nella mano destra.

Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo

deridevano: «Salve, re dei Giudei!».

Sputandogli addosso, gli tolsero di mano

la canna e lo percuotevano sul capo.

Dopo averlo deriso, lo spogliarono del

mantello e gli rimisero le sue vesti, poi

lo condussero via per crocifiggerlo.

-Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni

Mentre uscivano, incontrarono un uomo

di Cirene, chiamato Simone, e lo

costrinsero a portare la sua croce.

Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa

«Luogo del cranio», gli diedero da bere

vino mescolato con fiele.

Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere.

Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue

vesti, tirandole a sorte.

Poi, seduti, gli facevano la guardia.

Al di sopra del suo capo posero il motivo

scritto della sua condanna: «Costui

è Gesù, il re dei Giudei».

Insieme a lui vennero crocifissi due

ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

-Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!

Quelli che passavano di lì lo insultavano,

scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che

distruggi il tempio e in tre giorni lo

ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio

di Dio, e scendi dalla croce!».

Così anche i capi dei sacerdoti, con gli

scribi e gli anziani, facendosi beffe di

lui dicevano: «Ha salvato altri e non

può salvare se stesso!

È il re d'Israele; scenda ora dalla croce

e crederemo in lui.

Ha confidato in Dio; lo liberi lui,

ora, se gli vuol bene.

Ha detto infatti: "Sono Figlio di Dio!"».

Anche i ladroni crocifissi con lui

lo insultavano allo stesso modo.

-Elì, Elì, lemà sabactàni?

A mezzogiorno si fece buio su tutta la

terra, fino alle tre del pomeriggio.

Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:

«Elì, Elì, lemà sabactàni?», che

significa: «Dio mio, Dio mio, perché

mi hai abbandonato?».

Udendo questo, alcuni dei presenti

dicevano: «Costui chiama Elia».

E subito uno di loro corse a prendere

una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò

su una canna e gli dava da bere.

Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo

se viene Elia a salvarlo!».

Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce

ed emise lo spirito.

Qui ci si genuflette e si fa una breve pausa

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in

due, da cima a fondo, la terra tremò, le

rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono

e molti corpi di santi, che erano

morti, risuscitarono.

Uscendo dai sepolcri, dopo la sua

risurrezione, entrarono nella città

santa e apparvero a molti.

Il centurione, e quelli che con lui

facevano la guardia a Gesù, alla vista

del terremoto e di quello che succedeva,

furono presi da grande timore e dicevano:

«Davvero costui era Figlio di Dio!».

Vi erano là anche molte donne, che

osservavano da lontano; esse avevano

seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.

Tra queste c'erano Maria di Màgdala,

Maria madre di Giacomo e di Giuseppe,

e la madre dei figli di Zebedèo.

-Giuseppe prese il corpo di Gesù

e lo depose nel suo sepolcro nuovo

Venuta la sera, giunse un uomo ricco,

di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche

lui era diventato discepolo di Gesù.

Questi si presentò a Pilato e chiese

il corpo di Gesù.

Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato.

Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un

lenzuolo pulito e lo depose nel suo

sepolcro nuovo, che si era fatto scavare

nella roccia; rotolata poi una grande

pietra all'entrata del sepolcro, se ne andò.

Lì, sedute di fronte alla tomba, c'erano

Maria di Màgdala e l'altra Maria.

-Avete le guardie: andate e assicurate

la sorveglianza come meglio credete

Il giorno seguente, quello dopo la

Parascève, si riunirono presso Pilato

i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo:

«Signore, ci siamo ricordati che

quell'impostore, mentre era vivo,

disse: "Dopo tre giorni risorgerò".

Ordina dunque che la tomba venga

vigilata fino al terzo giorno, perché non

arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi

dicano al popolo: "È risorto dai morti".

Così quest'ultima impostura sarebbe

peggiore della prima!».

Pilato disse loro: «Avete le guardie:

andate e assicurate la sorveglianza

come meglio credete».

Essi andarono e, per rendere sicura la

tomba, sigillarono la pietra e vi

lasciarono le guardie.

Parola del Signore.

Riflessione personale sul Vangelo di oggi.

Il Dio Donato.

Ce l’ho fatta, infine.

Lo vedo, Gesù, che scende dalla

collina in mezzo agli ulivi, attorniato

dai suoi discepoli.

Li vedo mentre parlano animatamente,

scollinando da Betania, unirsi poi alle

molte persone che arrivano alla città

santa da questo lato, dal Cedron.

La vista della città è stupenda, la più

bella, quella che ha fatto gridare di gioia

i pellegrini che arrivavano da questa

parte risalendo il deserto di Giuda, dopo

essersi lasciati alle spalle Gerico.

Gerusalemme si dona, sposa sensuale e

pudica, accarezza le colline che l’attorniano,

assorbe e riflette la luce del sole con le

sue pietre calde.

Gesù sale su di un asinello che si inerpica

deciso sul fianco della collina, sulla strada

che costeggia le imponenti mura, per

entrare nella città santa.

La gente lo riconosce, alcuni bambini

gli corrono innanzi, alcuni tagliano

rami di palma e di ulivo,

qualcuno grida ‘Osanna’.

Arriva il Messia, Gerusalemme,

arriva il tuo re.

Arriva dal monte degli ulivi, perché di la

sarebbe arrivata la salvezza, cavalcando

un puledro d’asina, come profetizzato

da Zaccaria.

Re da burla, potente che non si prende

sul serio, Gesù entra nella città che

uccide i profeti.

Me lo vedo, il Signore.

Respiro l’aria che mi riempie i

polmoni di questa frizzante primavera.

Un muro alto otto metri, alle mie spalle,

mi riporta alla cruda realtà di una terra

che assomma in sé lo stupore e la fragilità

dell’essere umano, qualche chilometro

quadrato che fa di Gerusalemme il

crogiuolo di tutto il meglio e di tutto

il peggio dell’uomo, allora come oggi.

Gerusalemme, la terra che conobbe

il sangue di Dio.

Siamo talmente abituati alla morte di

Dio, talmente riempiti di riflessioni

e meditazioni, e stanche prediche sulla

salvezza, da avere tutto chiaro, tutto

colto, tutto imparato.

Non ci serve null’altro.

Al più qualche emozione resa possibile

dalle nuove tecniche, dalla modernità

e dai prodigi della tecnica, una cruenta

passione come quella di Gibson,

ma nulla di più.

E assistiamo ancora una volta al dono

di Dio come se fosse una cosa dovuta,

un evento banale, quasi abitudinario,

presente ma debole,

scontato ma inutile.

Peggio: ci fermiamo alla crosta, ascoltiamo

e diciamo parole di cui non conosciamo

veramente il significato.

Gesù è morto per noi.

E nessuno sente il bisogno di salvezza.

Egli è morto per i nostri peccati.

E noi stiamo attenti a sottolineare

i peccati degli altri.

Ha donato se stesso.

E non sappiamo che farcene di questo dono.

Avessimo il coraggio di tornare a quei

giorni, di riviverli, di lasciarci

interrogare e scuotere!

Avessimo il coraggio di osare perforare

i Vangeli, di toglierli dalla patina di

incenso che li avvolge per guardare

negli occhi il Nazareno che ha deciso

di donarsi fino in fondo.

Lo spettacolo è pronto, tutti i

protagonisti sono al loro posto.

Ha inizio la morte di Dio.

Gesù arriva alla fine dei suoi intensi tre

anni con un pugno di mosche in mano;

l’umanità non ha capito.

I suoi discepoli, preziosi e amati, sono

fermi alla contraddizione del potere

e della gloria e inchiodati al proprio

(evidente) limite; i capi religiosi

avvertono la forza destabilizzante della

sua predicazione; la folla segue il

vento della moda.

Gesù non ha alcuna possibilità di

farcela, la sua scommessa è persa.

Non è servito, non è bastato, non è

sufficiente tutto l’amore che ha donato.

Forse aveva ragione l’avversario,

là nel deserto; troppo ingenuo questo

modo di operare.

Davvero Dio pensava di trattare con

gli uomini alla pari?

Di aprire il loro cuore col sorriso?

Di presentarsi vulnerabile?

La scelta da fare, ormai, è una sola;

andarsene, rinunciare, gettare la spugna.

Occuparsi-chissà-di un altro mondo.

Oppure!

Oppure lasciarsi travolgere, sparire, morire.

Lasciare che le tenebre vincano, lasciare

che le cose prendano la loro piega, osare.

Osare fino a morire appeso ad una croce,

fino all’eccesso.

Altro è dire: «Dio vi ama!», altro morire.

Altro dire: «Il Padre vi perdona!»,

altro pendere, nudo, da un palo.

E perdonare.

Una cosa è parlare, un’altra morire. Urlando.

Capiranno, gli uomini?

O Dio sarà uno dei tanti sconfitti

della storia, dimenticati?

La posta in gioco è immensa;

l’esistenza stessa di Dio.

Quanti crocefissi sono morti nella

storia antica?

Cinquecentomila? Un milione?

Di quanti di loro ricordiamo il nome

e la vita? Di nessuno.

Il rischio che Dio corre in questo gesto

è quello di scomparire per sempre.

L’uomo avrebbe continuato ad

immaginarsi Dio con un volto

proiettando in esso i propri desideri.

O le proprie paure.

Gesù accetta, rischia, si dona.

Forse sarà tutto inutile, come insinua

l’avversario nell’orto degli ulivi. Forse.

L’agonia di Gesù, nell’orto degli ulivi,

l’agonia che lo fa sudare sangue,

è tutta lì, in quella scelta.

Non nel dolore che Gesù deve affrontare,

non nel senso di abbandono da parte

dei suoi, no.

Il dolore, inaudito, che Gesù prova,

nasce dal dubbio dell’inutilità della

sua scelta definitiva.

L’avversario, che torna ora che è giunta

l’ora, cerca di scoraggiarlo: «è tutto inutile».

Inutile; non vedi che ti stanno

venendo a prendere per arrestarti?

Inutile; i tuoi stanno dormendo, non

hanno capito la gravità della situazione.

Inutile, l’uomo non cambierà mai.

Gesù accetta, corre il rischio, si dona.

Morirà.

Lì, appeso alla croce, Dio è evidente,

inequivocabile, non vi è alcuna

possibilità di ambiguità.

Il cuore della passione di Cristo

è l’amore, non la violenza.

Gesù muore affidando al Padre il

proprio cuore, e donando a noi lo Spirito.

Dio è evidente; innalzato, mostrato, nudo.

Dio è così, amici; arreso.

A noi, ora, la prossima mossa.

Il sole sta calando, il freddo che

sale dal deserto si fa sentire.

È l’ora di andare a pregare nel silenzio

del Getsemani.

Gesù pregherà anche per noi, per tutti,

amici preziosi e sconosciuti ospiti.

Un invito sommesso, a chi ascolta

queste parole; siateci.

Nella povertà delle nostre assemblee,

ritagliando spazio e tempo ai nostri

mille pressanti impegni,

siateci.

Giovedì sera alla Messa che ci ricorda

l’istituzione dell’Eucarestia, Venerdì

nella grande e sofferta celebrazione della

Croce, Sabato nella lunga e luminosa

notte della Resurrezione.

Tre giorni che ci accompagneranno,

spero, a ridire la nostra fede,

a riscoprire il dono, a cambiare la vita.

Abbiamo il coraggio, in questi giorni,

di rimetterci in gioco, di identificarci.

Buona Domenica delle Palme, Fausto

Il Vangelo di Domenica 29 Marzo 2026

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