Della Domenica delle Palme.
Passione del Signore.
Prima lettura.
Non ho sottratto la faccia agli insulti e
agli sputi, sapendo di non restare confuso.
Dal libro del profeta Isaìa (50,4-7)
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da
discepolo, perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano
la barba; non ho sottratto la faccia agli
insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste, per questo non
resto svergognato, per questo rendo la
mia faccia dura come pietra, sapendo
di non restare confuso.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale dal Sal 21 (22)
Ripetiamo. Dio mio, Dio mio,
perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!». R.
Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa. R.
Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto. R.
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli, gli dia
gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d'Israele. R.
Seconda Lettura
Cristo umiliò se stesso,
per questo Dio lo esaltò.
Dalla lettera di san Paolo
apostolo ai Filippési (2,6-11)
Cristo Gesù, pur essendo nella condizione
di Dio, non ritenne un privilegio l’essere
come Dio, ma svuotò se stesso assumendo
una condizione di servo, diventando
simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso facendosi obbediente
fino alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò il
nome che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù ogni ginocchio
si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo
è Signore!», a gloria di Dio Padre.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Per noi Cristo si è fatto obbediente fino
alla morte e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò e gli donò
il nome che è al di sopra di
ogni nome. (Fil 2,8-9)
Lode e onore a te, Signore Gesù!
Vangelo.
La passione del Signore.
Passione di nostro Signore Gesù Cristo
secondo Matteo (26,14-27,66) anno A.
-Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato
Giuda Iscariota, andò dai capi dei
sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi
perché io ve lo consegni?».
E quelli gli fissarono trenta monete d'argento.
Da quel momento cercava l'occasione
propizia per consegnare Gesù.
-Dove vuoi che prepariamo per te,
perché tu possa mangiare la Pasqua?
Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli
si avvicinarono a Gesù e gli dissero:
«Dove vuoi che prepariamo per te,
perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Ed egli rispose: «Andate in città da un
tale e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio
tempo è vicino; farò la Pasqua da te
con i miei discepoli"».
I discepoli fecero come aveva loro
ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
-Uno di voi mi tradirà
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici.
Mentre mangiavano, disse: «In verità
io vi dico: uno di voi mi tradirà».
Ed essi, profondamente rattristati,
cominciarono ciascuno a domandargli:
«Sono forse io, Signore?».
Ed egli rispose: «Colui che ha messo
con me la mano nel piatto, è quello
che mi tradirà.
Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta
scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal
quale il Figlio dell'uomo viene tradito!
Meglio per quell'uomo se non fosse
mai nato!».
Giuda, il traditore, disse: «Rabbì,
sono forse io?».
Gli rispose: «Tu l'hai detto».
-Questo è il mio corpo; questo è il mio sangue
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il
pane, recitò la benedizione, lo spezzò e,
mentre lo dava ai discepoli, disse:
«Prendete, mangiate: questo è il mio corpo».
Poi prese il calice, rese grazie e lo diede
loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché
questo è il mio sangue dell'alleanza,
che è versato per molti per il perdono
dei peccati.
Io vi dico che d'ora in poi non berrò di
questo frutto della vite fino al giorno in
cui lo berrò nuovo con voi, nel regno
del Padre mio».
Dopo aver cantato l'inno, uscirono
verso il monte degli Ulivi.
-Percuoterò il pastore e saranno
disperse le pecore del gregge
Allora Gesù disse loro: «Questa notte per
tutti voi sarò motivo di scandalo.
Sta scritto infatti: "Percuoterò il pastore
e saranno disperse le pecore del gregge".
Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò
in Galilea».
Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno
di te, io non mi scandalizzerò mai».
Gli disse Gesù: «In verità io ti dico:
questa notte, prima che il gallo canti,
tu mi rinnegherai tre volte».
Pietro gli rispose: «Anche se dovessi
morire con te, io non ti rinnegherò».
Lo stesso dissero tutti i discepoli.
-Cominciò a provare tristezza e angoscia
Allora Gesù andò con loro in un podere,
chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli:
«Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare».
E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo,
cominciò a provare tristezza e angoscia.
E disse loro: «La mia anima è triste fino
alla morte; restate qui e vegliate con me».
Andò un poco più avanti, cadde faccia a
terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se
è possibile, passi via da me questo calice!
Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati.
E disse a Pietro: «Così, non siete stati
capaci di vegliare con me una sola ora?
Vegliate e pregate, per non entrare
in tentazione.
Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».
Si allontanò una seconda volta e pregò
dicendo: «Padre mio, se questo calice
non può passare via senza che io lo beva,
si compia la tua volontà».
Poi venne e li trovò di nuovo addormentati,
perché i loro occhi si erano fatti pesanti.
Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò
per la terza volta, ripetendo le stesse parole.
Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro:
«Dormite pure e riposatevi!
Ecco, l'ora è vicina e il Figlio dell'uomo
viene consegnato in mano ai peccatori.
Alzatevi, andiamo!
Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
-Misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare
Giuda, uno dei Dodici, e con lui una
grande folla con spade e bastoni,
mandata dai capi dei sacerdoti e
dagli anziani del popolo.
Il traditore aveva dato loro un segno,
dicendo: «Quello che bacerò,
è lui; arrestatelo!».
Subito si avvicinò a Gesù e disse:
«Salve, Rabbì!».
E lo baciò.
E Gesù gli disse: «Amico, per
questo sei qui!».
Allora si fecero avanti, misero le mani
addosso a Gesù e lo arrestarono.
Ed ecco, uno di quelli che erano con
Gesù impugnò la spada, la estrasse
e colpì il servo del sommo sacerdote,
staccandogli un orecchio.
Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua
spada al suo posto, perché tutti quelli che
prendono la spada, di spada moriranno.
O credi che io non possa pregare il Padre
mio, che metterebbe subito a mia
disposizione più di dodici legioni di angeli?
Ma allora come si compirebbero le Scritture,
secondo le quali così deve avvenire?».
In quello stesso momento Gesù disse alla
folla: «Come se fossi un ladro siete venuti
a prendermi con spade e bastoni.
Ogni giorno sedevo nel tempio a
insegnare, e non mi avete arrestato.
Ma tutto questo è avvenuto perché si
compissero le Scritture dei profeti».
Allora tutti i discepoli lo
abbandonarono e fuggirono.
-Vedrete il Figlio dell'uomo seduto
alla destra della Potenza
Quelli che avevano arrestato Gesù lo
condussero dal sommo sacerdote Caifa,
presso il quale si erano riuniti gli
scribi e gli anziani.
Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano,
fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò
e stava seduto fra i servi, per vedere come
sarebbe andata a finire.
I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio
cercavano una falsa testimonianza contro
Gesù, per metterlo a morte; ma non la
trovarono, sebbene si fossero presentati
molti falsi testimoni.
Finalmente se ne presentarono due, che
affermarono: «Costui ha dichiarato:
‘Posso distruggere il tempio di Dio
e ricostruirlo in tre giorni’».
Il sommo sacerdote si alzò e gli disse:
«Non rispondi nulla?
Che cosa testimoniano costoro contro di te?».
Ma Gesù taceva.
Allora il sommo sacerdote gli disse:
«Ti scongiuro, per il Dio vivente,
di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio».
«Tu l'hai detto-gli rispose Gesù-; anzi io
vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio
dell'uomo seduto alla destra della
Potenza e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò
le vesti dicendo: «Ha bestemmiato!
Che bisogno abbiamo ancora di testimoni?
Ecco, ora avete udito la bestemmia;
che ve ne pare?».
E quelli risposero: «È reo di morte!».
Allora gli sputarono in faccia e lo
percossero; altri lo schiaffeggiarono,
dicendo: «Fa' il profeta per noi, Cristo!
Chi è che ti ha colpito?».
-Prima che il gallo canti, tu mi
rinnegherai tre volte
Pietro intanto se ne stava seduto
fuori, nel cortile.
Una giovane serva gli si avvicinò e disse:
«Anche tu eri con Gesù, il Galileo!».
Ma egli negò davanti a tutti dicendo:
«Non capisco che cosa dici».
Mentre usciva verso l'atrio, lo vide
un'altra serva e disse ai presenti: «Costui
era con Gesù, il Nazareno».
Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non
conosco quell'uomo!».
Dopo un poco, i presenti si avvicinarono
e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei
uno di loro: infatti il tuo accento
ti tradisce!».
Allora egli cominciò a imprecare e a
giurare: «Non conosco quell'uomo!».
E subito un gallo cantò.
E Pietro si ricordò della parola di Gesù,
che aveva detto: «Prima che il gallo canti,
tu mi rinnegherai tre volte».
E, uscito fuori, pianse amaramente.
-Consegnarono Gesù al governatore Pilato
Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti
e gli anziani del popolo tennero consiglio
contro Gesù per farlo morire.
Poi lo misero in catene, lo condussero via
e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda-colui che lo tradì-, vedendo
che Gesù era stato condannato, preso dal
rimorso, riportò le trenta monete d'argento
ai capi dei sacerdoti e agli anziani,
dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito
sangue innocente».
Ma quelli dissero: «A noi che importa?
Pensaci tu!».
Egli allora, gettate le monete d'argento nel
tempio, si allontanò e andò a impiccarsi.
I capi dei sacerdoti, raccolte le monete,
dissero: «Non è lecito metterle nel tesoro,
perché sono prezzo di sangue».
Tenuto consiglio, comprarono con esse
il "Campo del vasaio" per la sepoltura
degli stranieri.
Perciò quel campo fu chiamato "Campo
di sangue" fino al giorno d'oggi.
Allora si compì quanto era stato detto per
mezzo del profeta Geremia: «E presero
trenta monete d'argento, il prezzo di colui
che a tal prezzo fu valutato dai figli
d'Israele, e le diedero per il campo del
vasaio, come mi aveva ordinato il Signore».
-Sei tu il re dei Giudei?
Gesù intanto comparve davanti al
governatore, e il governatore lo interrogò
dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?».
Gesù rispose: «Tu lo dici».
E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani
lo accusavano, non rispose nulla.
Allora Pilato gli disse: «Non senti quante
testimonianze portano contro di te?».
Ma non gli rispose neanche una parola,
tanto che il governatore rimase assai stupito.
A ogni festa, il governatore era solito
rimettere in libertà per la folla un
carcerato, a loro scelta.
In quel momento avevano un carcerato
famoso, di nome Barabba.
Perciò, alla gente che si era radunata,
Pilato disse: «Chi volete che io rimetta
in libertà per voi: Barabba o Gesù,
chiamato Cristo?».
Sapeva bene infatti che glielo avevano
consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua
moglie gli mandò a dire: «Non avere a
che fare con quel giusto, perché oggi,
in sogno, sono stata molto turbata per
causa sua».
Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani
persuasero la folla a chiedere Barabba
e a far morire Gesù.
Allora il governatore domandò loro: «Di
questi due, chi volete che io rimetta in
libertà per voi?».
Quelli risposero: «Barabba!».
Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò
di Gesù, chiamato Cristo?».
Tutti risposero: «Sia crocifisso!».
Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?».
Essi allora gridavano più forte:
«Sia crocifisso!».
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi
che il tumulto aumentava, prese dell'acqua
e si lavò le mani davanti alla folla,
dicendo: «Non sono responsabile di
questo sangue.
Pensateci voi!».
E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue
ricada su di noi e sui nostri figli».
Allora rimise in libertà per loro Barabba
e, dopo aver fatto flagellare Gesù,
lo consegnò perché fosse crocifisso.
-Salve, re dei Giudei!
Allora i soldati del governatore
condussero Gesù nel pretorio e gli
radunarono attorno tutta la truppa.
Lo spogliarono, gli fecero indossare un
mantello scarlatto, intrecciarono una
corona di spine, gliela posero sul capo
e gli misero una canna nella mano destra.
Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo
deridevano: «Salve, re dei Giudei!».
Sputandogli addosso, gli tolsero di mano
la canna e lo percuotevano sul capo.
Dopo averlo deriso, lo spogliarono del
mantello e gli rimisero le sue vesti, poi
lo condussero via per crocifiggerlo.
-Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni
Mentre uscivano, incontrarono un uomo
di Cirene, chiamato Simone, e lo
costrinsero a portare la sua croce.
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa
«Luogo del cranio», gli diedero da bere
vino mescolato con fiele.
Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere.
Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue
vesti, tirandole a sorte.
Poi, seduti, gli facevano la guardia.
Al di sopra del suo capo posero il motivo
scritto della sua condanna: «Costui
è Gesù, il re dei Giudei».
Insieme a lui vennero crocifissi due
ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
-Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!
Quelli che passavano di lì lo insultavano,
scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che
distruggi il tempio e in tre giorni lo
ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio
di Dio, e scendi dalla croce!».
Così anche i capi dei sacerdoti, con gli
scribi e gli anziani, facendosi beffe di
lui dicevano: «Ha salvato altri e non
può salvare se stesso!
È il re d'Israele; scenda ora dalla croce
e crederemo in lui.
Ha confidato in Dio; lo liberi lui,
ora, se gli vuol bene.
Ha detto infatti: "Sono Figlio di Dio!"».
Anche i ladroni crocifissi con lui
lo insultavano allo stesso modo.
-Elì, Elì, lemà sabactàni?
A mezzogiorno si fece buio su tutta la
terra, fino alle tre del pomeriggio.
Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:
«Elì, Elì, lemà sabactàni?», che
significa: «Dio mio, Dio mio, perché
mi hai abbandonato?».
Udendo questo, alcuni dei presenti
dicevano: «Costui chiama Elia».
E subito uno di loro corse a prendere
una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò
su una canna e gli dava da bere.
Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo
se viene Elia a salvarlo!».
Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce
ed emise lo spirito.
Qui ci si genuflette e si fa una breve pausa
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in
due, da cima a fondo, la terra tremò, le
rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono
e molti corpi di santi, che erano
morti, risuscitarono.
Uscendo dai sepolcri, dopo la sua
risurrezione, entrarono nella città
santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui
facevano la guardia a Gesù, alla vista
del terremoto e di quello che succedeva,
furono presi da grande timore e dicevano:
«Davvero costui era Figlio di Dio!».
Vi erano là anche molte donne, che
osservavano da lontano; esse avevano
seguito Gesù dalla Galilea per servirlo.
Tra queste c'erano Maria di Màgdala,
Maria madre di Giacomo e di Giuseppe,
e la madre dei figli di Zebedèo.
-Giuseppe prese il corpo di Gesù
e lo depose nel suo sepolcro nuovo
Venuta la sera, giunse un uomo ricco,
di Arimatèa, chiamato Giuseppe; anche
lui era diventato discepolo di Gesù.
Questi si presentò a Pilato e chiese
il corpo di Gesù.
Pilato allora ordinò che gli fosse consegnato.
Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un
lenzuolo pulito e lo depose nel suo
sepolcro nuovo, che si era fatto scavare
nella roccia; rotolata poi una grande
pietra all'entrata del sepolcro, se ne andò.
Lì, sedute di fronte alla tomba, c'erano
Maria di Màgdala e l'altra Maria.
-Avete le guardie: andate e assicurate
la sorveglianza come meglio credete
Il giorno seguente, quello dopo la
Parascève, si riunirono presso Pilato
i capi dei sacerdoti e i farisei, dicendo:
«Signore, ci siamo ricordati che
quell'impostore, mentre era vivo,
disse: "Dopo tre giorni risorgerò".
Ordina dunque che la tomba venga
vigilata fino al terzo giorno, perché non
arrivino i suoi discepoli, lo rubino e poi
dicano al popolo: "È risorto dai morti".
Così quest'ultima impostura sarebbe
peggiore della prima!».
Pilato disse loro: «Avete le guardie:
andate e assicurate la sorveglianza
come meglio credete».
Essi andarono e, per rendere sicura la
tomba, sigillarono la pietra e vi
lasciarono le guardie.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il Dio Donato.
Ce l’ho fatta, infine.
Lo vedo, Gesù, che scende dalla
collina in mezzo agli ulivi, attorniato
dai suoi discepoli.
Li vedo mentre parlano animatamente,
scollinando da Betania, unirsi poi alle
molte persone che arrivano alla città
santa da questo lato, dal Cedron.
La vista della città è stupenda, la più
bella, quella che ha fatto gridare di gioia
i pellegrini che arrivavano da questa
parte risalendo il deserto di Giuda, dopo
essersi lasciati alle spalle Gerico.
Gerusalemme si dona, sposa sensuale e
pudica, accarezza le colline che
l’attorniano,
assorbe e riflette la luce del sole con le
sue pietre calde.
Gesù sale su di un asinello che si inerpica
deciso sul fianco della collina, sulla strada
che costeggia le imponenti mura, per
entrare nella città santa.
La gente lo riconosce, alcuni bambini
gli corrono innanzi, alcuni tagliano
rami di palma e di ulivo,
qualcuno grida ‘Osanna’.
Arriva il Messia, Gerusalemme,
arriva il tuo re.
Arriva dal monte degli ulivi, perché di la
sarebbe arrivata la salvezza, cavalcando
un puledro d’asina, come profetizzato
da Zaccaria.
Re da burla, potente che non si prende
sul serio, Gesù entra nella città che
uccide i profeti.
Me lo vedo, il Signore.
Respiro l’aria che mi riempie i
polmoni di questa frizzante primavera.
Un muro alto otto metri, alle mie spalle,
mi riporta alla cruda realtà di una terra
che assomma in sé lo stupore e la fragilità
dell’essere umano, qualche chilometro
quadrato che fa di Gerusalemme il
crogiuolo di tutto il meglio e di tutto
il peggio dell’uomo, allora come oggi.
Gerusalemme, la terra che conobbe
il sangue di Dio.
Siamo talmente abituati alla morte di
Dio, talmente riempiti di riflessioni
e meditazioni, e stanche prediche sulla
salvezza, da avere tutto chiaro, tutto
colto, tutto imparato.
Non ci serve null’altro.
Al più qualche emozione resa possibile
dalle nuove tecniche, dalla modernità
e dai prodigi della tecnica, una cruenta
passione come quella di Gibson,
ma nulla di più.
E assistiamo ancora una volta al dono
di Dio come se fosse una cosa dovuta,
un evento banale, quasi abitudinario,
presente ma debole,
scontato ma inutile.
Peggio: ci fermiamo alla crosta, ascoltiamo
e diciamo parole di cui non conosciamo
veramente il significato.
Gesù è morto per noi.
E nessuno sente il bisogno di salvezza.
Egli è morto per i nostri peccati.
E noi stiamo attenti a sottolineare
i peccati degli altri.
Ha donato se stesso.
E non sappiamo che farcene di questo dono.
Avessimo il coraggio di tornare a quei
giorni, di riviverli, di lasciarci
interrogare e scuotere!
Avessimo il coraggio di osare perforare
i Vangeli, di toglierli dalla patina di
incenso che li avvolge per guardare
negli occhi il Nazareno che ha deciso
di donarsi fino in fondo.
Lo spettacolo è pronto, tutti i
protagonisti sono al loro posto.
Ha inizio la morte di Dio.
Gesù arriva alla fine dei suoi intensi tre
anni con un pugno di mosche in mano;
l’umanità non ha capito.
I suoi discepoli, preziosi e amati, sono
fermi alla contraddizione del potere
e della gloria e inchiodati al proprio
(evidente) limite; i capi religiosi
avvertono la forza destabilizzante della
sua predicazione; la folla segue il
vento della moda.
Gesù non ha alcuna possibilità di
farcela, la sua scommessa è persa.
Non è servito, non è bastato, non è
sufficiente tutto l’amore che ha donato.
Forse aveva ragione l’avversario,
là nel deserto; troppo ingenuo questo
modo di operare.
Davvero Dio pensava di trattare con
gli uomini alla pari?
Di aprire il loro cuore col sorriso?
Di presentarsi vulnerabile?
La scelta da fare, ormai, è una sola;
andarsene, rinunciare, gettare la spugna.
Occuparsi-chissà-di un altro mondo.
Oppure!
Oppure lasciarsi travolgere, sparire, morire.
Lasciare che le tenebre vincano, lasciare
che le cose prendano la loro piega, osare.
Osare fino a morire appeso ad una croce,
fino all’eccesso.
Altro è dire: «Dio vi ama!», altro morire.
Altro dire: «Il Padre vi perdona!»,
altro pendere, nudo, da un palo.
E perdonare.
Una cosa è parlare, un’altra morire. Urlando.
Capiranno, gli uomini?
O Dio sarà uno dei tanti sconfitti
della storia, dimenticati?
La posta in gioco è immensa;
l’esistenza stessa di Dio.
Quanti crocefissi sono morti nella
storia antica?
Cinquecentomila? Un milione?
Di quanti di loro ricordiamo il nome
e la vita? Di nessuno.
Il rischio che Dio corre in questo gesto
è quello di scomparire per sempre.
L’uomo avrebbe continuato ad
immaginarsi Dio con un volto
proiettando in esso i propri desideri.
O le proprie paure.
Gesù accetta, rischia, si dona.
Forse sarà tutto inutile, come insinua
l’avversario nell’orto degli ulivi. Forse.
L’agonia di Gesù, nell’orto degli ulivi,
l’agonia che lo fa sudare sangue,
è tutta lì, in quella scelta.
Non nel dolore che Gesù deve affrontare,
non nel senso di abbandono da parte
dei suoi, no.
Il dolore, inaudito, che Gesù prova,
nasce dal dubbio dell’inutilità della
sua scelta definitiva.
L’avversario, che torna ora che è giunta
l’ora, cerca di scoraggiarlo: «è tutto
inutile».
Inutile; non vedi che ti stanno
venendo a prendere per arrestarti?
Inutile; i tuoi stanno dormendo, non
hanno capito la gravità della situazione.
Inutile, l’uomo non cambierà mai.
Gesù accetta, corre il rischio, si dona.
Morirà.
Lì, appeso alla croce, Dio è evidente,
inequivocabile, non vi è alcuna
possibilità di ambiguità.
Il cuore della passione di Cristo
è l’amore, non la violenza.
Gesù muore affidando al Padre il
proprio cuore, e donando a noi lo Spirito.
Dio è evidente; innalzato, mostrato, nudo.
Dio è così, amici; arreso.
A noi, ora, la prossima mossa.
Il sole sta calando, il freddo che
sale dal deserto si fa sentire.
È l’ora di andare a pregare nel silenzio
del Getsemani.
Gesù pregherà anche per noi, per tutti,
amici preziosi e sconosciuti ospiti.
Un invito sommesso, a chi ascolta
queste parole; siateci.
Nella povertà delle nostre assemblee,
ritagliando spazio e tempo ai nostri
mille pressanti impegni,
siateci.
Giovedì sera alla Messa che ci ricorda
l’istituzione dell’Eucarestia, Venerdì
nella grande e sofferta celebrazione della
Croce, Sabato nella lunga e luminosa
notte della Resurrezione.
Tre giorni che ci accompagneranno,
spero, a ridire la nostra fede,
a riscoprire il dono, a cambiare la vita.
Abbiamo il coraggio, in questi giorni,
di rimetterci in gioco, di identificarci.
Buona Domenica delle Palme, Fausto
