sabato 21 marzo 2026

Il Vangelo di Domenica 22 Marzo 2026

 

Della 5° Domenica di Quaresima.

Santa Lea di Roma, vedova.

Prima lettura.

Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete.

Dal libro del profeta Ezechièle (37,12-14)

Così dice il Signore Dio: «Ecco, io apro

i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle

vostre tombe, o popolo mio, e vi

riconduco nella terra d'Israele.

Riconoscerete che io sono il Signore,

quando aprirò le vostre tombe e vi farò

uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio.

Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete;

vi farò riposare nella vostra terra.

Saprete che io sono il Signore.

L'ho detto e lo farò».

Oracolo del Signore Dio.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 129 (130)

Ripetiamo. Il Signore è bontà e misericordia.

 

Dal profondo a te grido, o Signore;

Signore, ascolta la mia voce.

Siano i tuoi orecchi attenti

alla voce della mia supplica. R.

 

Se consideri le colpe, Signore,

Signore, chi ti può resistere?

Ma con te è il perdono:

così avremo il tuo timore. R.

 

Io spero, Signore; spera l'anima

mia, attendo la sua parola.

L'anima mia è rivolta al Signore

più che le sentinelle all'aurora. R.

 

Più che le sentinelle l'aurora,

Israele attenda il Signore, perché

con il Signore è la misericordia

e grande è con lui la redenzione.

Egli redimerà Israele

da tutte le sue colpe. R.

 

Seconda Lettura

Lo Spirito di Dio, che ha risuscitato

Gesù dai morti, abita in voi.

Dalla lettera di san Paolo

apostolo ai Romani (8,8-11)

Fratelli, quelli che si lasciano dominare

dalla carne non possono piacere a Dio.

Voi però non siete sotto il dominio della

carne, ma dello Spirito, dal momento

che lo Spirito di Dio abita in voi.

Se qualcuno non ha lo Spirito di

Cristo, non gli appartiene.

Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo

è morto per il peccato, ma lo Spirito

è vita per la giustizia.

E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato

Gesù dai morti, abita in voi, colui che

ha risuscitato Cristo dai morti darà la

vita anche ai vostri corpi mortali per

mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Io sono la risurrezione e la vita,

dice il Signore, chi crede in me

non morirà in eterno. (Cf. Gv 11,25a.26)

 

Lode e onore a te, Signore Gesù!

 

Vangelo.

Io sono la risurrezione e la vita.

Dal Vangelo secondo

Giovanni (11,1-45) anno A.

In quel tempo, un certo Lazzaro di

Betània, il villaggio di Maria e di

Marta sua sorella, era malato.

Maria era quella che cosparse di profumo

il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi

capelli; suo fratello Lazzaro era malato.

Le sorelle mandarono dunque a dire

a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu

ami è malato».

All'udire questo, Gesù disse: «Questa

malattia non porterà alla morte, ma è

per la gloria di Dio, affinché per mezzo

di essa il Figlio di Dio venga glorificato».

Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro.

Quando sentì che era malato, rimase per

due giorni nel luogo dove si trovava.

Poi disse ai discepoli: «Andiamo di

nuovo in Giudea!».

I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa

i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci

vai di nuovo?».

Gesù rispose: «Non sono forse dodici

le ore del giorno?

Se uno cammina di giorno, non inciampa,

perché vede la luce di questo mondo;

ma se cammina di notte, inciampa,

perché la luce non è in lui».

Disse queste cose e poi soggiunse loro:

«Lazzaro, il nostro amico, s'è

addormentato; ma io vado a svegliarlo».

Gli dissero allora i discepoli: «Signore,

se si è addormentato, si salverà».

Gesù aveva parlato della morte di lui;

essi invece pensarono che parlasse del

riposo del sonno.

Allora Gesù disse loro apertamente:

«Lazzaro è morto e io sono contento

per voi di non essere stato là, affinché

voi crediate; ma andiamo da lui!».

Allora Tommaso, chiamato Dìdimo,

disse agli altri discepoli: «Andiamo

anche noi a morire con lui!».

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che

già da quattro giorni era nel sepolcro.

Betània distava da Gerusalemme meno

di tre chilometri e molti Giudei erano

venuti da Marta e Maria a consolarle

per il fratello.

Marta dunque, come udì che veniva

Gesù, gli andò incontro; Maria invece

stava seduta in casa.

Marta disse a Gesù: «Signore, se tu

fossi stato qui, mio fratello non

sarebbe morto!

Ma anche ora so che qualunque cosa tu

chiederai a Dio, Dio te la concederà».

Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà».

Gli rispose Marta: «So che risorgerà

nella risurrezione dell'ultimo giorno».

Gesù le disse: «Io sono la risurrezione

e la vita; chi crede in me, anche se muore,

vivrà; chiunque vive e crede in me,

non morirà in eterno.

Credi questo?».

Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che

tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui

che viene nel mondo».

Dette queste parole, andò a chiamare

Maria, sua sorella, e di nascosto le

disse: «Il Maestro è qui e ti chiama».

Udito questo, ella si alzò subito

e andò da lui.

Gesù non era entrato nel villaggio, ma

si trovava ancora là dove Marta gli

era andata incontro.

Allora i Giudei, che erano in casa con lei

a consolarla, vedendo Maria alzarsi in

fretta e uscire, la seguirono, pensando

che andasse a piangere al sepolcro.

Quando Maria giunse dove si trovava

Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi

piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi

stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».

Gesù allora, quando la vide piangere,

e piangere anche i Giudei che erano

venuti con lei, si commosse

profondamente e, molto turbato,

domandò: «Dove lo avete posto?».

Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!».

Gesù scoppiò in pianto.

Dissero allora i Giudei: «Guarda

come lo amava!».

Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha

aperto gli occhi al cieco, non poteva

anche far sì che costui non morisse?».

Allora Gesù, ancora una volta commosso

profondamente, si recò al sepolcro: era

una grotta e contro di essa era posta

una pietra.

Disse Gesù: «Togliete la pietra!».

Gli rispose Marta, la sorella del morto:

«Signore, manda già cattivo odore:

è lì da quattro giorni».

Le disse Gesù: «Non ti ho detto che,

se crederai, vedrai la gloria di Dio?».

Tolsero dunque la pietra.

Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre,

ti rendo grazie perché mi hai ascoltato.

Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma

l'ho detto per la gente che mi sta attorno,

perché credano che tu mi hai mandato».

Detto questo, gridò a gran voce:

«Lazzaro, vieni fuori!».

Il morto uscì, i piedi e le mani legati con

bende, e il viso avvolto da un sudario.

Gesù disse loro: «Liberàtelo e

lasciàtelo andare».

Molti dei Giudei che erano venuti da

Maria, alla vista di ciò che egli aveva

compiuto, credettero in lui.

Parola del Signore.

Riflessione personale sul Vangelo di oggi.

Tre chilometri dista Betania da

Gerusalemme, Gesù percorre spesso

questa strada per incontrare

Lazzaro, Marta e Maria.

Betania, per chi ama Cristo, è un

nome fortemente evocativo.

A Betania, dai suoi tre amici, Gesù si

rifugiava quando, col cuore gonfio di

tensione e di incomprensione, lasciava

la Gerusalemme che uccide i profeti

per trovare un angolo di serenità.

Betania svela il volto di un Dio che sente

il bisogno di essere amato, che si disseta

della fede della Samaritana, cercatrice di Dio.

Betania è l’icona dell’amicizia tra Dio

e l’uomo, Betania è il segno di un

approccio diverso, nuovo, al volto di Dio.

E, proprio su Betania, si abbatte la

tragedia; Lazzaro si ammala gravemente.

Qualcuno si prende la briga di avvisare

Gesù, di dirgli: «Il tuo amico è malato».

Gesù ora lo sa, ma non fa nulla, sembra

che non gliene freghi niente,

e Lazzaro muore.

Che mistero l’apparente silenzio di Dio.

Che assordante silenzio, quello di Dio.

Gesù non guarisce Lazzaro, ma scende

a vedere, si fa presente.

Per Marta e Maria, il tumulto è grande,

c’è molta gente intorno a Marta e Maria,

le nostre amiche sono conosciute e stimate.

Sapendo che arriva il Maestro, finalmente,

Marta prima e poi Maria, escono di casa e

gli vanno incontro; cercano una Parola,

un gesto, uno sguardo.

Lazzaro è morto, Gesù era lontano.

Succede anche nelle nostre povere vite;

qualcuno muore, e Gesù è lontano.

Qualcosa muore (la fede, la speranza,

la fiducia) e Gesù è lontano.

Le sorelle non disperano. Amano.

Non capiscono, non urlano, non

inveiscono, né piegano la testa in

una rassegnata disperazione.

Attendono, fiduciose.

Lazzaro è morto, il loro amato

fratello è morto.

Ma ora l’amico è quì.

Marta e Maria piangono, la folla lo spinge

a vedere, Dio viene accompagnato a

vedere quanta disperazione suscita la

morte, quanto dolore suscita il dolore.

Il Dio discepolo. Bello.

Giovanni non teme di annotare il

profondo dolore di Gesù, che è scosso

nel profondo.

Gesù vede la disperazione di Maria

e il dolore dei giudei e ne è turbato.

Gesù chiede di vedere Lazzaro e la risposta

è: «Vieni e vedi». «Vieni e vedi».

È la stessa frase che egli aveva rivolto,

tre anni prima, ai suoi primi due discepoli,

Giovanni e Andrea, che gli avevano chiesto

dove abitasse: «Venite e vedrete».

I discepoli (e noi) erano invitati a

mettersi in gioco, a partecipare; la fede è

un ‘andare a vedere’, un’esperienza di fuoco.

Ora è Gesù che si fa discepolo.

Ora è lui che è chiamato ad andare a vedere.

A vedere quanto dolore suscita il dolore.

A vedere nel volto dei suoi amici più

cari, la disperazione che suscita in

noi la morte.

E Dio piange. Straordinario Gesù

È come se Gesù, fino ad allora, non

avesse ancora visto la casa del dolore,

come se solo in quel momento Gesù

prendesse consapevolezza della

devastazione della morte.

Certo; Gesù aveva incontrato ammalati

e aveva anche risuscitato dei morti,

come la figlia di Giairo o il figlio

unico della madre vedova.

Ma erano degli sconosciuti.

Qui, ora, per la prima volta Dio vede il

dolore che, il dolore suscita nel cuore

di persone che egli ama.

Dio impara il dolore, diventa discepolo.

Divenendo uomo, Lui che è l’assoluta

perfezione, l’immensa totalità,

impara la fragilità.

Questo Dio scopre il dolore?

Dio piange, amici, come noi.

Davanti a quel pianto possiamo, come la

folla, lamentarci del fatto che, invece di

piangere, poteva fare qualcosa prima.

O restare stupiti di tanto amore.

Il cristianesimo, di fronte al dolore,

si pone, impotente, davanti a questa

sconcertante notizia.

Dio condivide il dolore e, assumendolo,

lo redime.

Non lo evita, né per sé, né per noi.

Non so amici.

Non so se preferisco un Dio che

condivide il dolore con me o un Dio

che mi eviti la sofferenza.

Come uno dei due ladri appesi alla croce,

sento dentro di me la lacerazione di

volere, da chi può tutto, che mi

tolga dalla croce.

Oppure, come l’altro ladro, non so se

stupirmi di un Dio che soffre

esattamente come me.

Sinceramente non lo so.

Forse, realisticamente, preferirei un Dio

assoluto e onnipotente, che mi eviti la

sofferenza, piuttosto che un Dio che

muore per amore. Forse.

Davanti a questo dolore inatteso, Gesù,

l’amico, prende una decisione: darà la

sua vita perché Lazzaro torni alle sue

amate sorelle.

Una vita per la vita. Grande.

Giovanni pone quest’episodio appena

prima dell'ingresso di Gesù a Gerusalemme.

Questo miracolo eclatante sarà la goccia

che farà traboccare il vaso, la valanga

che si distacca e tutto travolge,

portandolo a morire.

La tensione è alle stelle, i suoi nemici si

aspettano un solo microscopico passo

falso per denunciarlo.

Gesù lo sa; (Tommaso glielo ha detto;

andremo a morire con Lui!), e accetta

lo scambio.

Lo stesso scambio che, da lì a qualche

giorno, farà dall'altare della croce per

ciascuno di noi.

Ora che Dio conosce, il dolore e la morte

che suscita nei cuori di chi si ama, decide

di donare la sua vita.

Vieni fuori Lazzaro.

Anche a me, l’amico, Gesù

grida: «Lazzaro, vieni fuori!».

Vieni fuori dalla tua tomba, dalle tue

tenebre, dalle tue piccole sicurezze,

vieni fuori dai tuoi pregiudizi, dai

tuoi schemi, dai tuoi egoismi.

Venite fuori, amici che leggete,

veniamo fuori dalle nostre oscurità

e lasciamoci rivivere.

Venite fuori da tutto ciò che di freddo

e di buio abita in voi.

Crediamo, finalmente, lasciamoci

raggiungere, infine, dall’infinito

Amore e dalla sua Misericordia.

Buona Domenica Fausto.

Il Vangelo di Domenica 22 Marzo 2026

  Della 5° Domenica di Quaresima. Santa Lea di Roma, vedova. Prima lettura. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete. Dal libr...