sabato 25 ottobre 2025

Il Vangelo di Domenica 26 Ottobre 2025

 

Della 30° Domenica del Tempo Ordinario.

San Folco Scotti, vescovo.

Prima Lettura.

La preghiera del povero attraversa le nubi.

Dal libro del Siràcide (35,15b-17.20-22a)

Il Signore è giudice e per lui non

c’è preferenza di persone.

Non è parziale a danno del povero

e ascolta la preghiera dell’oppresso.

Non trascura la supplica dell’orfano, né

la vedova, quando si sfoga nel lamento.

Chi la soccorre è accolto con benevolenza,

la sua preghiera arriva fino alle nubi.

La preghiera del povero attraversa le

nubi né si quieta finché non sia arrivata;

non desiste finché l’Altissimo non sia

intervenuto e abbia reso soddisfazione

ai giusti e ristabilito l’equità.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 33(34)

Ripetiamo. Il povero grida e il

Signore lo ascolta.

 

Benedirò il Signore in ogni tempo,

sulla mia bocca sempre la sua lode.

Io mi glorio nel Signore:

i poveri ascoltino e si rallegrino. R.

 

Il volto del Signore contro i malfattori,

per eliminarne dalla terra il ricordo.

Gridano e il Signore li ascolta,

li libera da tutte le loro angosce. R.

 

Il Signore è vicino a chi ha il cuore

spezzato, egli salva gli spiriti affranti.

Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;

non sarà condannato chi in lui si rifugia. R.

 

Seconda Lettura.

Mi resta soltanto la corona di giustizia.

Dalla seconda lettera di san Paolo

apostolo a Timòteo (4,6-8.16-18)

Figlio mio, io infatti sto già per essere

versato in offerta ed è giunto il momento

che io lasci questa vita.

Ho combattuto la buona battaglia, ho

terminato la corsa, ho conservato la fede.

Ora mi resta soltanto la corona di

giustizia che il Signore, il giudice

giusto, mi consegnerà in quel giorno;

non solo a me, ma anche a tutti coloro

che hanno atteso con amore la

sua manifestazione.

Nella mia prima difesa in tribunale

nessuno mi ha assistito; tutti mi

hanno abbandonato.

Nei loro confronti, non se ne tenga conto.

Il Signore però mi è stato vicino e mi ha

dato forza, perché io potessi portare a

compimento l'annuncio del Vangelo

e tutte le genti lo ascoltassero: e così

fui liberato dalla bocca del leone.

Il Signore mi libererà da ogni male

e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo

regno; a lui la gloria nei secoli

dei secoli. Amen.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo.

Alleluia, alleluia.

 

Dio ha riconciliato a sé il mondo

in Cristo, affidando a noi la parola

della riconciliazione. (Cf. 2Cor 5,19)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo

Il pubblicano tornò a casa

giustificato, a differenza del fariseo.

Dal Vangelo secondo

Luca (18,9-14) anno C.

In quel tempo, Gesù disse ancora questa

parabola per alcuni che avevano l'intima

presunzione di essere giusti e disprezzavano

gli altri: "Due uomini salirono al tempio a

pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così

tra sé: "O Dio, ti ringrazio perché non

sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti,

adùlteri, e neppure come questo pubblicano.

Digiuno due volte alla settimana e pago

le decime di tutto quello che possiedo".

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza,

non osava nemmeno alzare gli occhi al

cielo, ma si batteva il petto dicendo:

"O Dio, abbi pietà di me peccatore".

Io vi dico: questi, a differenza dell'altro,

tornò a casa sua giustificato, perché

chiunque si esalta sarà umiliato, chi

invece si umilia sarà esaltato".

Parola del Signore.

Riflessione personale sul Vangelo di oggi.

Sopravvivere nella fede, in questi fragili

tempi, richiede una costanza e una

determinazione degna di un martire.

I ritmi della vita, le continue spinte che

ci allontanano dalla visione evangelica,

un certo sottile scoraggiamento, ci

impediscono, realisticamente, di vivere

con serenità il nostro discepolato.

Un cristiano adulto con moglie e figli,

se riesce a sfangarsi dall’organizzazione

della vita quotidiana (lavoro, scuola, spesa)

difficilmente riesce ad organizzarsi una

vita interiore che vada al di là della Messa

domenicale (quando va bene!).

Ma se non riusciamo, quotidianamente,

a trovare uno spazio, seppur piccolo,

di preghiera ed interiorità, non riusciremo

a conservare la fede.

La preghiera è una questione di fede;

credere che il Dio che invochiamo non

è una specie di sommo organizzatore

dell’universo che, se corrotto, potrebbe

anche concederci ciò che chiediamo.

Dio non è un potente da blandire, un

giudice corrotto da convincere, non

è un sottosegretario da cui farsi

raccomandare, ma un padre che sa

ciò di cui abbiamo bisogno.

Se la nostra preghiera fa cilecca, sembra

suggerirci Gesù, è perché manca l’insistenza.

O manca la fede.

Oggi, con l’acida parabola del pubblicano

e del fariseo, ci viene suggerita un’altra

pista di riflessione.

Il fariseo e l’ingombro del cuore.

I farisei erano devoti alla legge,

cercavano di contrastare il generale

rilassamento del popolo di Israele,

osservando con scrupolo ogni

piccolissima direttiva della legge di Dio.

L’elenco che il fariseo fa, di fronte a Dio,

è corretto; per zelo il fariseo paga la

decima parte dei suoi introiti, non

soltanto, come tutti, dello stipendio,

ma finanche delle erbe da tisana e

delle spezie da cucina!

Ogni buon parroco vorrebbe avere, tra

i suoi parrocchiani, almeno un fariseo;

il decimo dello stipendio riempirebbe

in fretta le casse della Parrocchia!

Qual’è, allora il problema del fariseo?

Semplice, dice Gesù, è talmente pieno

della sua nuova e scintillante identità

spirituale, talmente consapevole della

sua bravura, talmente riempito del suo

ego (quello spirituale, il più difficile

da superare), che Dio non sa proprio

dove mettersi.

Peggio; invece di confrontarsi con il

progetto (splendido) che Dio ha su

ciascuno di noi (e su di lui), si confronta

con chi fa peggio, con quel pubblicano,

lì in fondo, che non dovrebbe neanche

permettersi di entrare in Chiesa!

Questo è il nocciolo della questione;

avviene che ci mettiamo-sul serio!-alla

ricerca di Dio.

Desideriamo profondamente conoscerlo,

diventare discepoli, ma non riusciamo

a creare uno spazio interiore sufficiente

perché egli possa manifestarsi.

Con la testa e il cuore ingombri di

preoccupazioni, di desideri, di pensieri,

concretamente non riusciamo a fargli spazio.

Oppure accade che, dopo un’esperienza

fulminante, che so, un ritiro, un

pellegrinaggio, sentiamo forte la sua

presenza, ma, una volta tornati a casa,

la nostra testa viene riempita dalle

preoccupazioni di questo mondo.

Non è solo il problema dell’orgoglio.

È proprio una complicazione dell’esistere,

una vita che non riesce ad uscir fuori dal

buco nero in cui si è infilata.

Suggerimenti da pubblicano; e diventerò

(ancora più) antipatico a qualcuno, pazienza.

Ma devo necessariamente darvi, alcuni

suggerimenti da pubblicano.

Se non riesco a ritagliare nella mia

giornata una mezz’ora di assoluto relax,

di vuoto mentale, magari dopo una bella

corsetta, o una passeggiata nel parco,

se non faccio silenzio intorno (spengo la

tivù, stacco il cellulare), se non prevedo,

almeno d’ogni tanto, una pausa di una

giornata non passata, al solito, in coda in

autostrada per andare a riposare, farò

fatica a trovare un luogo in cui Dio sta.

Lo so, coppie che leggete, oggi resistere

costa fatica; la giornata è stracolma di

impegni indispensabili per sopravvivere

e i figli piccoli complicano

ulteriormente le cose.

Ma credo sia possibile creare una

desert-zone nella nostra vita, ogni giorno.

Anche per me è difficile, con il problema

di mia moglie ammalata da accudire,

la giornata passa piena di impegni che

sono veramente tanti, in una situazione

così, ed allora riesco a mettermi in

meditazione a mazzanotte dopo che mia

moglie si è veramente addormentata,

riesco a rubare un po di tempo al sonno

e mi metto a scrivere.

Se siete delle coppie, magari, datevi

i turni, dei micro-spazi di relax.

Non abbiamo spazio per l’interiorità,

questo è il problema.

Il pubblicano, invece, di spazio ne ha tanto.

Il denaro che ha guadagnato con disonestà,

l’odio dei suoi concittadini (è un

collaborazionista!), l’impressione di

avere fallito le sue scelte, creano un

vuoto dentro di lui, un vuoto che Dio

saprà riempire.

Consapevole dei suoi limiti, li affida

al Signore, chiede con verità e dolore,

che Dio lo perdoni.

E così accade.

Il Vangelo di oggi ci ammonisce a lasciare

un pò di spazio al Signore, a non presumere,

a non pretendere, a non passare il tempo

a elencare le nostre virtù.

Siamo tutti nudi di fronte a Dio, tutti

mendicanti, tutti peccatori, io per primo.

Ci è impossibile giudicare, se non a partire

dal limite, se non dall’ultimo posto che il

Figlio di Dio ha voluto abitare.

Ancora una volta, il Signore chiede a

ciascuno di noi l’autenticità, la capacità

di presentarci di fronte a Lui senza ruoli,

senza maschere, senza paranoie.

Dio non ha bisogno di bravi ragazzi che

si presentano da Lui per avere una pacca

consolatoria sulle spalle, ma di figli che

amano stare col padre, nell’assoluta

e (a volte) drammatica autenticità.

Questa è la mia condizione per

ottenere, come il pubblicano,

la conversione del cuore.

Pensiamoci, amici, buona Domenica Fausto.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.

Il Vangelo del Martedì 14 Aprile 2026

  Della seconda settimana di Pasqua. Santi Tiburzio, Valeriano e Massimo, martiri. Prima lettura. Un cuore solo e un'anima sola. ...