domenica 5 ottobre 2025

Il Vangelo di Domenica 5 Ottobre 2025

 

Della 27° Domenica del Tempo Ordinario.

Santa Maria Faustina Kowalska,

devozione della Divina Misericordia.

Prima Lettura.

Il giusto vivrà per la sua fede.

Dal libro del profeta Abacuc (1,2-3;2,2-4)

Fino a quando, Signore, implorerò

aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido:

«Violenza!» e non salvi?

Perché mi fai vedere l’iniquità e resti

spettatore dell’oppressione?

Ho davanti a me rapina e violenza e ci

sono liti e si muovono contese.

Il Signore rispose e mi disse: «Scrivi la

visione e incidila bene sulle tavolette,

perché la si legga speditamente.

È una visione che attesta un termine,

parla di una scadenza e non mentisce;

se indugia, attendila, perché certo

verrà e non tarderà.

Ecco, soccombe colui che non ha l’animo

retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede».

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 94 (95)

Ripetiamo. Ascoltate oggi la voce del Signore.

 

Venite, cantiamo al Signore,

acclamiamo la roccia della nostra salvezza.

Accostiamoci a lui per rendergli grazie,

a lui acclamiamo con canti di gioia. R.

 

Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio

davanti al Signore che ci ha fatti.

È lui il nostro Dio e noi il popolo del

suo pascolo, il gregge che egli conduce. R.

 

Se ascoltaste oggi la sua voce!

«Non indurite il cuore come a Merìba,

come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri:

mi misero alla prova

pur avendo visto le mie opere». R.

 

Seconda Lettura

Non vergognarti di dare

testimonianza al Signore nostro.

Dalla seconda lettera di san Paolo

apostolo a Timòteo (1,6-8.13-14)

Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il

dono di Dio, che è in te mediante

l’imposizione delle mie mani.

Dio infatti non ci ha dato uno spirito di

timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.

Non vergognarti dunque di dare testimonianza

al Signore nostro, né di me, che sono in

carcere per lui; ma, con la forza di Dio,

soffri con me per il Vangelo.

Prendi come modello i sani insegnamenti

che hai udito da me con la fede e l’amore,

che sono in Cristo Gesù.

Custodisci, mediante lo Spirito Santo

che abita in noi, il bene prezioso che

ti è stato affidato.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

La parola del Signore rimane in eterno:

e questa è la parola del Vangelo che

vi è stato annunciato. (1 Pt 1,25)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo.

Se aveste fede!

Dal Vangelo secondo

Luca (17,5-10) anno C.

In quel tempo, gli apostoli dissero al

Signore: «Accresci in noi la fede!».

Il Signore rispose: «Se aveste fede

quanto un granello di senape, potreste

dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a

piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a

pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra

dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”?

Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare,

stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché

avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai

e berrai tu”?

Avrà forse gratitudine verso quel servo,

perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

Così anche voi, quando avrete fatto tutto

quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo

servi inutili. Abbiamo fatto quanto

dovevamo fare”».

Parola del Signore.

Riflessione personale sul Vangelo di oggi.

Abacuc è sconfortato, come non capirlo?

Il piccolo e ostinato popolo di Israele

deve continuamente lottare per sopravvivere

in mezzo ai giganti; gli egiziani e gli assiri

prima, i babilonesi poi; tutta la storia è

un susseguirsi di invasioni e colpi di stato,

di tragedie e di ingiustizie.

Ora ai confini di Israele premono i Caldei.

Il profeta, esasperato, rivolge la propria

preghiera a Dio; ha un bel difenderlo di

fronte al popolo, ma come si fa a

suscitare la fede in un popolo esasperato?

Dio risponde invitando Abacuc e Israele

alla fede, a conservare la fede, la fiducia.

Come Eleazaro Domenica scorsa, Dio

promette di stringere tra le proprie

braccia con immenso affetto il giusto

che vive a causa della fede.

Profeti di ieri e di oggi si scontrano

continuamente con la stessa disarmante

obiezione; dov’è Dio quando l’uomo

scatena la propria violenza?

Quando prevale la tenebra?

Quando il giusto è irriso e disprezzato?

E la Parola oggi risponde; solo con

la fede possiamo osare.

Abacuc è invitato a fidarsi, Timoteo

riceve una commovente lettera da Paolo

incarcerato ed è invitato a fare memoria

della propria vocazione episcopale,

gli apostoli, dopo un primo galvanizzante

momento di euforia per i successi

conseguiti dal Nazareno, cominciano

a scontrarsi con il proprio limite e con

l’ostilità di alcuni farisei e sentono la

fiammella (timida) del credere

lentamente vacillare.

Fidatevi, dice la Parola, fidati, affidati,

diffida delle tue presunte certezze.

La fede è il ragionevole abbandonarsi

nelle braccia dell’amato, nel gesto

incosciente e ovvio del bambino che

si getta fra le braccia del padre.

Non siamo chiamati a fidarci di un

mistero imperscrutabile, a credere

bovinamente (chiedo scusa alle mucche)

agli ordini della divinità, ad abbassare

la testa alla volontà ostica e incomprensibile

di una moloch a cui dobbiamo credere.

Il Dio di Israele chiede fiducia, il Dio

che ha camminato nel deserto e sofferto,

il Dio che ha accompagnato e illuminato

una tribù di beduini facendola diventare

popolo della speranza, il Dio che ha

illuminato i re di Israele, il Dio che ha

strappato degli uomini dal pascolo

e dalla terra consacrandoli profeti, il Dio

che-esausto-è diventato uomo (fragilità,

stanchezza, sudore, decisione, rischio)

per raccontarsi chiede fiducia, non

uno qualsiasi.

Il Dio che ha dimostrato milioni di volte

quanto dolorosamente ama.

Fiducia nel Nazareno rivelatore del Padre,

Figlio del Dio benedetto che ha sconvolto

la vita dei suoi discepoli svelando il volto

del Padre morendo sulla croce.

Fidatevi almeno quanto un granellino

di senapa, dice il Maestro.

Abacuc non lo sa, ma l’ennesimo scontro

con una cultura straniera obbligherà

Israele a riscoprire le proprie radici

e diventare (tornare ad essere?) segno

nel mondo.

Paolo non lo sa, ma le sue parole

doloranti e aspre saranno prese dallo

Spirito Santo e riempite di Dio così

che noi, oggi, leggiamo la Parola di

Dio sulle labbra screpolate di Paolo

lo scoraggiato e irrequieto apostolo.

Pietro e Giovanni e gli altri non lo sanno,

ma la loro fede, più piccola di un granellino

di senapa, crescerà e diventerà un immenso

albero alla cui ombra ci riposiamo noi,

paurosi discepoli del terzo millennio.

Viviamo tempi difficili (Sono mai esistiti

i tempi ‘facili’?), a volte i credenti hanno

l’impressione di essere messi all’angolo,

attaccati nell’essenza stessa della fede.

Non ha aiutato certo l’11 settembre e chi

ha identificato la fede col fanatismo.

Non aiutano le guerre in atto, anzi,

c’è chi le cavalca per protagonismo,

abbiamo visto cosa hanno fatto le

quaranta barche che volevano portare

un panino a Gaza, solo protagonismo,

dei disperati di Gaza gli interessava

poco o niente.

Così, senza fare troppo clamore, si insinua

l’idea che tutte le fedi diventino radicalismi,

che ogni istituzione (Chiesa in primis)

esistono affinché alcune persone

conservino i propri privilegi.

Non passa giorno che sui quotidiani

finiscono vicende che vedono come

protagonisti preti o vescovi, situazioni

a volte drammatiche e da vagliare con

serietà e serenità, certo, ma, molto più

spesso, situazioni trattate con un

delirante moralismo che ha sostituito

la sobria morale derivante dal Vangelo.

Quando si toglie Dio non è vero che

non si crede più in nulla; si finisce

col credere a tutto.

Così la Chiesa è chiamata ad affrontare

questi tempi senza ergere steccati, senza

parlare la stessa lingua o battere la stessa

moneta del mondo imbarbarito.

Quando il mondo parla a sproposito

della Chiesa, la Chiesa è chiamata

a parlare di Cristo.

E a fidarsi del suo Maestro che non l’ha

mai abbandonata anche quando i cristiani

smontavano la credibilità della Chiesa

pezzo per pezzo.

Fidarsi del Maestro, ricordandosi di

essere simpatici servi.

Assolutamente inutili.

Amico; abbandonati nelle braccia di

Dio; ma sul serio, non per finta.

Conosco persone che-con l’acqua

alla gola-mettono alla prova Dio.

Si fidano a parole ma non si staccano

dalla riva per prendere il largo.

A volte la nostra vita è irrequieta e piena

di dubbi ma non ce ne stacchiamo,

invochiamo Dio, senza poi lasciargli

la possibilità di agire e di salvarci;

invochiamo Dio, sì, spiegandogli,

però, cosa deve fare.

Vuoi essere discepolo?

Metti la tua vita e la tua volontà nelle

mani del Maestro; davvero, sul serio.

Occhio però; normalmente Dio ascolta,

spesso in maniera così eclatante che ti

viene da sorridere.

L’unico serio rischio della preghiera è che

Dio ci ascolti, l’unica controindicazione

dell’abbandonarsi in Dio è che poi rischi

pericolosamente la santità.

Seconda provocazione; siamo servi inutili.

Cioè il mondo è già salvo, non dobbiamo

salvarlo noi.

A noi è chiesto di vivere da salvati,

a guardare oltre, al di là e al di dentro.

A noi Gesù chiede di vivere come uomini

di fede, a camminare nel nostro cammino

con un cuore compassionevole e gravido

di pace, fecondo e accogliente.

Con leggerezza.

Per il resto lasciamo a Dio fare il suo

mestiere, buona Domenica Fausto.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.

Il Vangelo del Giovedì 26 Febbraio 2026

  Della 1° settimana di Quaresima. Sant’Alessandro di Alessandria, Patriarca. Prima Lettura. Non ho altro soccorso fuori di te, o Sign...