lunedì 15 dicembre 2025

Il Vangelo del Martedì 16 Dicembre 2025

 

Della 3° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Adelaide, imperatrice.

Prima Lettura.

La salvezza messianica

è promessa a tutti i popoli.

Dal libro del profeta Sofonìa (3,1-2.9-13)

Così dice il Signore: «Guai alla città

ribelle e impura, alla città che opprime!

Non ha ascoltato la voce, non ha

accettato la correzione.

Non ha confidato nel Signore, non

si è rivolta al suo Dio».

Allora io darò ai popoli un labbro puro,

perché invochino tutti il nome del Signore

e lo servano tutti sotto lo stesso giogo.

Da oltre i fiumi di Etiopia coloro che mi

pregano, tutti quelli che ho disperso,

mi porteranno offerte.

In quel giorno non avrai vergogna di tutti

i misfatti commessi contro di me, perché

allora allontanerò da te tutti i superbi

gaudenti, e tu cesserai di inorgoglirti

sopra il mio santo monte.

Lascerò in mezzo a te un popolo

umile e povero".

Confiderà nel nome del Signore

il resto d'Israele.

Non commetteranno più iniquità e non

proferiranno menzogna; non si troverà

più nella loro bocca una lingua fraudolenta.

Potranno pascolare e riposare senza

che alcuno li molesti.

Parola di Dio.

Vangelo.

È venuto Giovanni e i peccatori

gli hanno creduto.

Dal Vangelo secondo

Matteo (21,28-32) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei

sacerdoti e agli anziani del popolo: "Che

ve ne pare? Un uomo aveva due figli.

Si rivolse al primo e disse: "Figlio,

oggi va' a lavorare nella vigna".

Ed egli rispose: "Non ne ho voglia".

Ma poi si pentì e vi andò.

Si rivolse al secondo e disse lo stesso.

Ed egli rispose: "Sì, signore".

Ma non vi andò.

Chi dei due ha compiuto

la volontà del padre?".

Risposero: "Il primo".

E Gesù disse loro: "In verità io vi dico:

i pubblicani e le prostitute vi passano

avanti nel regno di Dio.

Giovanni infatti venne a voi sulla via

della giustizia, e non gli avete creduto;

i pubblicani e le prostitute invece

gli hanno creduto.

Voi, al contrario, avete visto queste

cose, ma poi non vi siete nemmeno

pentiti così da credergli.

Parola del Signore.

Riflessione personale sul Vangelo di oggi.

Una mini-parabola da far drizzare i capelli.

Poche parole, ben assestate, per

denunciare un atteggiamento che può

riguardare anche noi.

Domenica scorsa qualcuno mi diceva

che questo Gesù non ha peli sulla lingua.

Vero; facevo notare come l’amore non

si riduce a sdolcinerie ma si attua con

un servizio alla verità che alle volte

può essere scomodo.

La parabola del dire e del fare,

quella di oggi.

Gesù racconta di quei due figli che

cambiano idea; uno dice ‘sì’ ma non fà,

l’altro dice ‘no’ ma ci ripensa e fa.

Vedete; la fede cristiana ha una

caratteristica che la rende unica.

Il fatto di avere un Dio incarnato

costringe la nostra spiritualità ad

incarnarsi, obbliga la nostra preghiera

a diventare azione, porta i nostri

discorsi alla verifica continua nelle azioni.

Come sarebbe più comoda una fede

che resta nei cieli!

Una religione che si esaurisce nella

preghiera e nel culto.

Macché; Gesù desidera che lo imitiamo

nelle parole e nelle opere.

Che la nostra fede conservi questo

doppio polmone di incontro nell’intimo

e di servizio nella vita.

E allora, anche se disturba, dobbiamo

chiedercelo; quanto influisce la nostra

fede sulla nostra vita?

Quanti gesti sono cambiati da quando

il Vangelo è entrato nella mia vita?

Questa riflessione ci obbliga ad essere

estremamente concreti, sinceri

con noi stessi.

A due livelli; il primo riconoscendo

che credere in Dio non significa fare

un bel ragionamento o un bell’atto

sentimentale chiuso in se stesso.

Mi chiedo; è possibile essere ‘credenti

non praticanti’?

Cioè; credere nel Dio di Gesù Cristo

(non quello più approssimativo che ho

nella mia testa!) e non desiderare di

conoscerlo di condividerlo, di celebrarlo?

Un pò come dire: «sono innamorato

non praticante»; ma che significa?

Il ‘dire’ la nostra fede significa renderla

presenza concreta nella comunità.

Il secondo livello di riflessione è lo

spazio che la nostra fede, il nostro

culto occupa nella nostra vita.

Corriamo il rischio di vivere a

compartimenti stagni; tiriamo fuori

Dio cinque minuti al giorno, un’ora

a settimana, finita la benedizione della

Messa, amen, la vita ci aspetta fuori,

Dio lo teniamo nei tabernacoli.

Ho paura quando celebriamo il Dio

della vita e fuori compiamo gesti di morte.

Ho paura quando cantiamo l’amore che

ci ha riuniti e fuori stoniamo con il

nostro egoismo.

Tremo all’idea di vedere una comunità

di fratelli che fuori dalla Chiesa neppure

si salutano.

No, amici, o la fede ‘detta è vissuta’

o siamo ipocriti.

Attenti, però!

Questo è un obiettivo, una tensione

da realizzare.

Ricercare in noi e nelle comunità una

perfezione asettica non è evangelico!

No; il Signore chiede l’autenticità,

apprezza di più il figlio che dice: «Non

ce la faccio, non ne ho voglia» e poi si

sforza rispetto all’altro che dice ‘sì’

e non si schioda.

Perciò Gesù loda quei pubblicani e

quelle prostitute che hanno accolto

la Parola calandola nella loro vita,

facendola diventare conversione,

cambiamento, ricerca.

E accusa i giusti, le persone per bene,

che non fanno calare l’annuncio del

Vangelo nella concretezza della loro vita.

Che il Signore ci spinga all’autenticità,

ci doni di non fermarci alle parole (uomini

di Chiesa in testa, scrivente in avanscoperta)

ma, con semplicità e coraggio, ci conceda

di gridare il Vangelo con la nostra vita

e la nostra preghiera.

Solo così potremo diventare figli di quel

Dio che continuamente cerca l’uomo per

svelargli il suo amore.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

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