mercoledì 24 dicembre 2025

Il Vangelo del Mercoledì 24 Dicembre 2025

 

Messa nella Notte;

Nasce Gesù in una mangiatoia.

Prima Lettura.

Il Signore troverà in te la sua delizia.

Dal libro del profeta Isaìa (62,1-5)

Per amore di Sion non tacerò, per amore

di Gerusalemme non mi concederò

riposo, finché non sorga come aurora

la sua giustizia e la sua salvezza non

risplenda come lampada.

Allora le genti vedranno la tua giustizia,

tutti i re la tua gloria; sarai chiamata con

un nome nuovo, che la bocca del

Signore indicherà.

Sarai una magnifica corona nella mano

del Signore, un diadema regale nella

palma del tuo Dio.

Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,

né la tua terra sarà più detta Devastata,

ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra

Sposata, perché il Signore troverà in te la

sua delizia e la tua terra avrà uno sposo.

Sì, come un giovane sposa una vergine,

così ti sposeranno i tuoi figli; come

gioisce lo sposo per la sposa, così il

tuo Dio gioirà per te.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 88 (89)

Ripetiamo. Canterò per sempre

l'amore del Signore.

 

Canterò in eterno l’amore del Signore,

di generazione in generazione

farò conoscere con la mia bocca la

tua fedeltà, perché ho detto: «È un

amore edificato per sempre; nel

cielo rendi stabile la tua fedeltà». R.

 

Beato il popolo che ti sa acclamare:

camminerà, Signore, alla luce del tuo

volto; esulta tutto il giorno nel tuo

nome, si esalta nella tua giustizia. R.

 

«Egli mi invocherà: "Tu sei mio padre,

mio Dio e roccia della mia salvezza".

Gli conserverò sempre il mio amore,

la mia alleanza gli sarà fedele». R.

 

Seconda Lettura

Testimonianza di Paolo

a Cristo, figlio di Davide.

Dagli Atti degli Apostoli (13,16-17.22-25)

Paolo, [giunto ad Antiòchia di Pisìdia,

nella sinagoga,] si alzò e, fatto cenno

con la mano, disse: «Uomini d’Israele

e voi timorati di Dio, ascoltate.

Il Dio di questo popolo d’Israele scelse

i nostri padri e rialzò il popolo durante

il suo esilio in terra d’Egitto, e con

braccio potente li condusse via di là.

Poi suscitò per loro Davide come re,

al quale rese questa testimonianza: “Ho

trovato Davide, figlio di Iesse, uomo

secondo il mio cuore; egli adempirà

tutti i miei voleri”.

Dalla discendenza di lui, secondo la

promessa, Dio inviò, come salvatore

per Israele, Gesù.

Giovanni aveva preparato la sua venuta

predicando un battesimo di conversione

a tutto il popolo d’Israele.

Diceva Giovanni sul finire della sua

missione: “Io non sono quello che

voi pensate!

Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale

io non sono degno di slacciare i sandali”».

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Domani sarà distrutto il peccato

della terra e regnerà su di noi

il Salvatore del mondo.

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo.

Genealogia di Gesù Cristo,

figlio di Davide.

Dal Vangelo secondo

Matteo (1,1-25) anno dispari

Genealogia di Gesù Cristo figlio

di Davide, figlio di Abramo.

Abramo generò Isacco, Isacco generò

Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i

suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara

da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom

generò Aram, Aram generò Aminadàb,

Aminadàb generò Naassòn, Naassòn

generò Salmon, Salmon generò Booz

da Racab, Booz generò Obed da Rut,

Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.

Davide generò Salomone da quella che

era stata la moglie di Urìa, Salomone

generò Roboamo, Roboamo generò

Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò

Giòsafat, Giòsafat generò Ioram,

Ioram generò Ozìa, Ozìa generò

Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz

generò Ezechìa, Ezechìa generò

Manasse, Manasse generò Amos,

Amos generò Giosìa, Giosìa generò

Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della

deportazione in Babilonia.

Dopo la deportazione in Babilonia,

Ieconìa generò Salatièl, Salatièl

generò Zorobabele, Zorobabele

generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm,

Eliachìm generò Azor, Azor generò

Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim

generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar,

Eleàzar generò Mattan, Mattan generò

Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe,

lo sposo di Maria, dalla quale è nato

Gesù, chiamato Cristo.

In tal modo, tutte le generazioni da

Abramo a Davide sono quattordici,

da Davide fino alla deportazione in

Babilonia quattordici, dalla deportazione

in Babilonia a Cristo quattordici.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre

Maria, essendo promessa sposa di

Giuseppe, prima che andassero a

vivere insieme si trovò incinta per

opera dello Spirito Santo. Giuseppe

suo sposo, poiché era uomo giusto e

non voleva accusarla pubblicamente,

pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste

cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo

del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio

di Davide, non temere di prendere con

te Maria, tua sposa.

Infatti il bambino che è generato in lei

viene dallo Spirito Santo; ella darà alla

luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù:

egli infatti salverà il suo popolo dai

suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si

compisse ciò che era stato detto dal

Signore per mezzo del profeta: «Ecco,

la vergine concepirà e darà alla luce un

figlio: a lui sarà dato il nome di

Emmanuele», che significa «Dio con noi».

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece

come gli aveva ordinato l’angelo del

Signore e prese con sé la sua sposa;

senza che egli la conoscesse, ella diede

alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù.

Parola del Signore.

Riflessione personale sul Vangelo di oggi.

È bellissimo il Natale, amici; bello

e intenso, ma purtroppo non per tutti.

Bello perché smuove il bambino

che è in noi.

Perché fa riaffiorare i ricordi dell’infanzia.

Bello perché gravido dell’attesa che

cresce giorno per giorno, che si rende

visibile nelle vie della città che,

gradualmente, si illuminano, nei negozi

che attirano i clienti allestendo le vetrine

con ogni ben di Dio, nelle decorazioni

appese al bancone del bar

o nell’ufficio postale.

È bellissimo il Natale, con le lettere

che i bambini scrivono a Babbo Natale,

complici gli adulti, con le struggenti

musiche natalizie suonate apposta per

far abbondare le emozioni, con gli abeti

addobbati e Santa Klaus sorridente

che compare ovunque.

È bellissimo il Natale; è la festa dei

bambini e dei loro sogni, della loro

innocenza, prima che essa venga

travolta dagli affanni della vita e della

consapevolezza del dolore.

È la festa del bambino che è ancora in

noi, che osa sognare, che si lascia

coinvolgere ed entusiasmare dalla

famiglia radunata attorno al fuoco del

caminetto (chi ha la fortuna di averlo),

o intorno al tavolo apparecchiato, con

la tovaglia delle feste e le candele colorate.

È bello anche se, una volta diventati

adulti, le sofferenze della vita ci

amareggiano e ci rendono più duri e

disillusi, disincantati e, Dio non

voglia, cinici.

Ma, nonostante il fermo proposito di non

lasciarci coinvolgere dal clima natalizio,

può succedere che la nostra scorza si

incrini appena un’immagine, un odore,

un suono ci raggiungano e ci profondano

nell’infanzia vissuta. O desiderata.

Come se una chiave aprisse una porta

spalancata su un mondo meraviglioso

di felicità intensa e inattesa.

Perciò è così bello il Natale.

Ogni Natale. Nonostante tutto.

Questo è il mio sogno, e la mia

fantasia sul Natale.

Ma gli anni passano e tanti, tutto si

sbiadisce e torni alla realtà, nuda e

cruda, niente più sogni, niente più

colori; ormai il dolore ha offuscato tutto

e ti ritrovi catapultato nella triste realtà.

Ma è anche terribile il Natale; orrendo

e straziante, segnato dalla malattia, dalle

guerre e dal menefreghismo.

Perché il clima di famiglia e di armonia,

di forti emozioni e di sentimenti positivi

che richiama, per molte persone,

è insopportabile.

È insostenibile; una tragica illusione,

una chimera.

Un autentico strazio, sanguinante.

Per quanti passano il Natale da soli in

casa, senza festeggiare, o invitati

all’ultimo momento da un lontano

parente, per quanti non ricevono regali.

Per chi ha sperimentato il lutto o sta

sperimentando la sofferenza.

Per chi ha accanto una persona ammalata.

Per chi ha accanto una persona

che non ama più.

Per chi aveva accanto a sé una persona

che amava e che ora se n’è andata.

È un abisso il Natale, con tutte le

immagini patinate che ci giungono dalla

televisione e che sembrano dire una cosa

sola; oggi tutti sono felici e

spensierati, tranne te.

E, allora, speri solo che passi, che

arrivi l’Epifania.

Cerchi di gestire l’ansia, perdi lucidità

e tutti i ragionamenti che fai non servono

a sopprimere il dolore.

Come un brutto raffreddore dell’anima,

aspetti solo che se ne vada, che si

spengano le luminarie e si riportino

in cantina addobbi e alberi.

E speri di riprendere il tran tran

quotidiano, nella speranza che non

suoni più il telefono per non sentire

più i soliti auguri rituali.

Mi spaventa tanto il dolore.

Ogni anno più diffuso, ogni anno

più evidente.

Il dolore che nasce dal sentirsi

estromessi dalla festa del Natale.

Perdenti, abbandonati e soli.

E mi interrogo, come credente, come

discepolo, come innamorato di Dio.

Nel Natale Dio si fa uomo, si rende

accessibile, proprio per colmare ogni

dolore e ogni solitudine.

Ed è riconosciuto dagli ultimi del suo

tempo, da Maria e Giuseppe, i suoi

giovani e spaesati genitori.

Dai pastori, gli zingari di allora.

Dal vecchio Simeone, scoraggiato e stanco.

Dai Magi, curiosi cercatori di verità.

Dio viene, amici, per chi non lo aspetta.

Per chi è spinto ai margini della società.

Per chi è stanco e spento.

È nato per voi, dice un angelo agli

increduli pastori.

Non per chi è colmo e sazio.

Ma per chi è dolente e piegato.

E se proprio i dolenti, gli ultimi,

i perdenti di oggi vivono questo

giorno come il peggiore dell’anno?

Abbiamo, come minimo, dei serissimi

problemi di comunicazione, noi cattolici.

Perciò, amici, voglio mettere fra

parentesi le mie poche emozioni.

Voglio capire cosa è venuto a fare

Dio nella Storia.

Nella mia vita; nella mia inutile vita

di sofferenza.

Voglio riscoprire tutta la stupenda

pazzia di un Dio che diventa uomo.

Per imparare a essere uomo fino in fondo.

Voglio riscoprire la leggerezza di Dio.

Voglio; forse ho ripreso a sognare,

ma se questo è un sogno, allora,

lasciatemi sognare, almeno nei miei

sogni non c’è sofferenza.

Che sia veramente una Santa Notte

di Natale per tutti voi amici, che mi

dedicate ogni giorno del vostro prezioso

tempo, grazie di cuore, vi porterò tutti

nel mio cuore e nelle mie preghiere

questa notte chiuso nella mia casa ad

accudire mia moglie ammalata, mi

metterò davanti alla mangiatoia del

mio presepe e penserò a tutti voi, Fausto.

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