Della 3° Domenica di Avvento.
San Giovanni della Croce,
sacerdote e Dottore della Chiesa.
Prima Lettura.
Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi.
Dal libro del profeta Isaìa (35,1-6a.8a.10)
Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca; sì,
canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.
Irrobustite le mani fiacche, rendete
salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio,
non temete!
Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà un sentiero e una strada e la
chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal
Signore e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno
tristezza e pianto.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale dal Sal 145 (146)
Ripetiamo. Vieni, Signore, a salvarci.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri. R.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri. R.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione
in generazione. R.
Seconda Lettura
Rinfrancate i vostri cuori,
perché la venuta del Signore è vicina.
Dalla lettera di san
Giacomo apostolo (5,7-10)
Siate costanti, fratelli miei, fino alla
venuta del Signore.
Guardate l’agricoltore: egli aspetta con
costanza il prezioso frutto della terra
finché abbia ricevuto le prime
e le ultime piogge.
Siate costanti anche voi, rinfrancate
i vostri cuori, perché la venuta
del Signore è vicina.
Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli
altri, per non essere giudicati; ecco,
il giudice è alle porte.
Fratelli, prendete a modello di
sopportazione e di costanza i profeti
che hanno parlato nel nome del Signore.
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Lo Spirito del Signore è sopra di me,
mi ha mandato a portare ai poveri il
lieto annuncio. (Is 61,1 (cit. in Lc 4,18)
Alleluia, alleluia.
Vangelo.
Sei tu colui che deve venire
o dobbiamo aspettare un altro?
Dal Vangelo secondo
Matteo (11,2-11) anno A.
In quel tempo, Giovanni, che era in
carcere, avendo sentito parlare delle
opere del Cristo, per mezzo dei suoi
discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui
che deve venire o dobbiamo
aspettare un altro?».
Gesù rispose loro: «Andate e riferite a
Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi
riacquistano la vista, gli zoppi camminano,
i lebbrosi sono purificati, i sordi odono,
i morti risuscitano, ai poveri è
annunciato il Vangelo.
E beato è colui che non trova in me
motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si
mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che
cosa siete andati a vedere nel deserto?
Una canna sbattuta dal vento?
Allora, che cosa siete andati a vedere?
Un uomo vestito con abiti di lusso?
Ecco, quelli che vestono abiti di lusso
stanno nei palazzi dei re!
Ebbene, che cosa siete andati a vedere?
Un profeta?
Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta.
Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco,
dinanzi a te io mando il mio messaggero,
davanti a te egli preparerà la tua via".
In verità io vi dico: fra i nati da donna
non è sorto alcuno più grande di
Giovanni il Battista; ma il più piccolo
nel regno dei cieli è più grande di lui».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Siamo
ormai a metà del nostro piccolo
percorso
alla riscoperta del nostro Natale,
perché
possiamo celebrare cento natali
senza
che, mai, Dio nasca nei nostri cuori.
Siamo
qui per essere presi, strappati al
turbinio
della quotidianità, per fare come
Maria
e dimorare nell’ascolto, per
riconoscere
i tanti profeti che stanno
intorno
a noi e ci indicano il Cristo.
Natale-tarocco
sfodera i suoi artigli, le
luminarie
addobbano le nostre città, le
vetrine
si riempiono di seducenti (e spesso
inavvicinabili)
doni, il piccolo bambinello
è
ormai definitivamente dimenticato in
nome
di una distorta visione del rispetto
delle
fedi altrui, (vediamo che qualche
scuola
proibisce le canzoncine di Natale
per
non disturbare i bambini musulmani,
io
sinceramente le manderei in quei paesi
a
chiedere di non cantare le loro preghiere,
poi
vediamo cosa gli succede), povere
miopi,
non hanno studiato abbastanza.
L’aria,
però, è greve.
Vediamo
gente che corre nel centro
commerciale,
alla ricerca dell’ultimo
regalo
e, gettare dalla finestra la
preziosa
tredicesima.
Domenica,
riflettevo su un dato
incontrovertibile;
dopo più di duemila
anni
di Natali, non avete l’impressione
che
poco o nulla sia cambiato?
Dio
è venuto, splendido, e allora?
I
forti continuano a fare i prepotenti, le
logiche
dell’egoismo prevalgono (a volte
anche
nella Chiesa e fra uomini di Chiesa),
le
miserie abbondano, alla faccia del
radioso
futuro per l’umanità, (leggo che
ogni
giorno muoiono diecimila bambini
di
fame, meno dello scorso anno,
dice
rassicurante il giornalista.
Mi
sento molto meglio, però poi ti danno
i
dati delle guerre in atto e i bambini
morti
aumentano e ritorna lo sconforto.
Il
Giovanni che incontriamo oggi è ben
diverso
di quello esaltato e scontroso
della
scorsa settimana.
Giovanni
è in carcere e sa che sta per
essere
giustiziato a causa della sorda
rabbia
di una stizzita e isterica donna
fatale
e, dalla debolezza di un re-fantoccio.
Giovanni
ha vissuto tutta la sua urticante
vita,
solo per preparare la strada al Messia,
lo
ha riconosciuto il Messia, nascosto tra
la
folla dei penitenti che giungevano
a
farsi battezzare, lo ha accolto, stupito
e
frastornato per l’atteggiamento nascosto
e
umile del Salvatore del mondo.
Ma
ora è perplesso, Giovanni, dubbioso.
Le
notizie che gli giungono dai suoi
discepoli
lo lasciano costernato; il Messia
non
sta seguendo le sue orme, non incita
con
veemenza la gente, ha assunto un
profilo
basso, mediocre.
Giovanni
(ricordate?) minacciava la
vendetta
di Dio, il fuoco divorante.
Gesù,
invece, propone un perdono
incondizionato,
rimette le colpe, non
minaccia
né attua vendetta, dice che
quel
fuoco lo vuole accendere, certo, ma
a
partire dall’amore, non certo dal timore.
È
troppo diverso questo Messia, dal
Messia
atteso da Giovanni e da Israele,
troppo
diverso.
Diverso
dal Dio che vorremmo noi,
che
vorrei io.
Dio
ci spiazza sempre, è sempre
radicalmente
diverso da come
ce
lo immaginiamo.
Anche
le persone che, come Giovanni,
vivono
la radicalità della fede, rischiano
di
costruirsi un Dio a propria
immagine
e somiglianza.
La
venuta di Dio che Giovanni-e noi-si
aspetta,
è una venuta evidente, un
irrompere
nella storia con fragore
assordante
e schiere di angeli trionfanti.
Gesù,
invece, ci svela il volto di un Dio
celato,
evidente, sì, ma non banale, pieno
di
ogni tenerezza e sensibilità.
Siamo
abituati, come Giovanni, a
dividere
il mondo in buoni e cattivi,
i
buoni (spesso noi, quasi sicuramente
i
cattivi sono sempre gli altri!), da salvare
e
i cattivi da punire, per rimettere un pò
in
sesto il palese squilibrio di questo
mondo,
che premia gli arroganti
e
bastona i giusti.
Gesù
ci spiazza svelandoci che Dio,
invece,
divide il mondo in chi ama,
o
cerca di amare, o almeno si lascia
amare,
e chi no.
E
l’amore è una possibilità immensa,
l’unica
cosa che tutti ci lega.
Non
i risultati, non gli sforzi, non le buone
azioni
ci salvano, ma la volontà di amare
nella
fragilità di ciò che siamo o che
vorremmo
essere.
Siete
certi di Dio?
Riprendete
in mano il Vangelo e,
chiedete
nella preghiera a Dio, di
condurvi
nell’autenticità, sempre.
Siete
pieni di dubbi?
Anche
il più grande degli uomini,
l’ultimo
dei profeti, è stato assalito
dai
dubbi, anch’io ne ho tanti, amici.
E
Gesù, ovvio, non dà una risposta
ai
discepoli del Battista.
La
fede non è evidente, Dio non è il
risultato
di un ragionamento scientifico,
niente
‘prove’ nella fede, con buona pace
di
quei simpaticoni, scettici che fanno
le
radiografie e non trovano l’anima.
Ci
sono dati indizi, solo deboli indizi che
lasciano
intatta l’ambiguità del segno.
Non
è Dio che deve dimostrare qualcosa,
sono
io che devo cambiare ed accorgermi.
Gesù
elenca i segni messianici profetizzati
da
Isaia e dice a suo cugino: “Guardati
intorno,
Giovanni”.
Guardiamoci
intorno e riconosciamo i
segni
della presenza di Dio; quanti amici
hanno
incontrato Dio, gente disperata
che
ha convertito il proprio cuore,
persone
sfregiate dal dolore che hanno
imparato
a perdonare, fratelli accecati
dall’invidia
o dalla cupidigia che hanno
messo
le ali e ora sono diventati gioia
bene
e amore quotidiano, crocefisso, donato.
Guarda,
Giovanni, guarda i segni della
vittoria
silenziosa della venuta del Messia.
Anch’io
li ho visti, quei segni.
Anch’io-credetemi-ho
visto la forza
dirompente
del Vangelo, ho visto persone
cambiare,
guarire, scoprire.
Anch’io
ho visto nelle pieghe del nostro
mondo
corrotto e inquieto gesti di totale
gratuità,
vite consumate nel dono e nella
speranza,
squarci di fraternità in inferni
di
solitudine ed egoismo.
Ho
visto amici, i tanti segni del Regno.
Che
sia questo il nostro problema principale?
Una
miopia interiore che ci impedisce
di
godere della nascosta e sottile
presenza
di Dio?
Prepararsi
al Natale significa, allora,
convertire
lo sguardo, accorgersi che
il
Regno avanza, è presente, che io
posso
renderlo presente.
Impariamo
a riconoscere i segni della
presenza
di Dio, alziamo lo sguardo dal
nostro
dolore per accorgerci della salvezza
che
si attua nelle nostre soffocate città.
Dieci giorni al Natale, per guardare oltre,
altrove, riconoscere i segni.
Magari diventare segno di speranza per
i tanti, (troppi, sempre di più), che a
Natale si sentono soli come cani.
E lo sono davvero, io ne so qualcosa.
Buona 3° Domenica di Avvento, Fausto.

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