Feria Propria del 21 Dicembre.
San Pietro Canisio, Sacerdote
e Dottore della Chiesa.
Prima Lettura.
Ecco, la vergine concepirà
e partorirà un figlio.
Dal libro del profeta Isaìa (7,10-14)
In quei giorni, il Signore parlò ad Àcaz:
«Chiedi per te un segno dal Signore,
tuo Dio, dal profondo degli inferi
oppure dall'alto».
Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò,
non voglio tentare il Signore».
Allora Isaìa disse: «Ascoltate,
casa di Davide!
Non vi basta stancare gli uomini, perché
ora vogliate stancare anche il mio Dio?
Pertanto il Signore stesso vi darà un segno.
Ecco: la vergine concepirà e partorirà un
figlio, che chiamerà Emmanuele».
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale dal Sal 23 (24)
Ripetiamo. Ecco, viene il
Signore, re della gloria.
Del Signore è la terra e quanto
contiene: il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l'ha fondato sui mari
e sui fiumi l'ha stabilito. R.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli. R.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe. R.
Seconda Lettura
Gesù Cristo, dal seme di
Davide, Figlio di Dio.
Dalla lettera di san Paolo
apostolo ai Romani (1,1-7)
Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo
per chiamata, scelto per annunciare il
Vangelo di Dio-che egli aveva promesso
per mezzo dei suoi profeti nelle sacre
Scritture e che riguarda il Figlio suo,
nato dal seme di Davide secondo la carne,
costituito Figlio di Dio con potenza,
secondo lo Spirito di santità, in virtù della
risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro
Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto
la grazia di essere apostoli, per suscitare
l’obbedienza della fede in tutte le genti,
a gloria del suo nome, e tra queste siete
anche voi, chiamati da Gesù Cristo-,
a tutti quelli che sono a Roma, amati da
Dio e santi per chiamata, grazia a voi
e pace da Dio, Padre nostro, e dal
Signore Gesù Cristo!
Parola di Dio.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Ecco la vergine concepirà e darà alla
luce un figlio: a lui sarà dato il nome
di Emmanuele: “Dio con noi”. (Mt 1,23)
Alleluia, alleluia.
Vangelo.
Gesù nascerà da Maria, sposa
di Giuseppe, della stirpe di Davide.
Dal Vangelo secondo
Matteo (1,18-24) anno A.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre
Maria, essendo promessa sposa di
Giuseppe, prima che andassero a vivere
insieme si trovò incinta per opera
dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo,
poiché era uomo giusto e non voleva
accusarla pubblicamente, pensò di
ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste
cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo
del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio
di Davide, non temere di prendere con
te Maria, tua sposa. Infatti il bambino
che è generato in lei viene dallo
Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio
e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà
il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si
compisse ciò che era stato detto dal
Signore per mezzo del profeta: «Ecco,
la vergine concepirà e darà alla luce
un figlio: a lui sarà dato il nome di
Emmanuele», che significa "Dio con noi".
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece
come gli aveva ordinato l’angelo del
Signore e prese con sé la sua sposa.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Come
Giuseppe, giusti e sognatori.
Ultimo
atto del nostro mini-cammino
di
conversione; dopo esserci chiesti se
Dio
sia già nato nei nostri cuori, dopo
aver
indagato su dove ci stia portando
il
nostro cammino ed eventualmente
corretto
la rotta, abbiamo incontrato la
grande
figura di Giovanni che-malgrado
l’apparenza
fallimentare e nascosta del
Messia-viene
invitato a guardare ai segni
di
salvezza che il Signore dissemina
nella
nostra vita.
Ed
oggi, a poche ore dalla grande notte,
la
Parola ci presenta un secondo
straordinario
personaggio che vive
l’attesa;
Giuseppe di Nazareth.
Povero
Giuseppe, quante gliene sono
successe
nella vita!
Dapprima
Dio che gli ruba la ragazza,
poi
la fatica-lui falegname abituato
a
pialla e chiodi-di dover capire un
bambino
così straordinariamente
ordinario
ed una moglie (amatissima)
tutta
avvolta dal Mistero.
Infine
ci siamo messi anche noi cristiani
a
riempire i buchi che il Vangelo lascia
ampiamente
scoperti, come se non bastasse
ciò
che oggi Matteo ci racconta di Giuseppe,
inventandoci
un’improbabile figura del
silenzioso
falegname di Nazareth per
soddisfare
la nostra curiosità.
Di
lui-oggi-ci vengono dette tre cose.
Anzitutto
Matteo inizia il suo Vangelo
con
una sterminata genealogia (che
probabilmente
il vostro ‘don’ ha tagliato
per
non allungare i tempi della Messa!)
con
tutta una serie di nomi che ai
bazzicatori
di Scrittura dicono molto; da
Abramo
fino a Davide, fino a Giuseppe.
In
mezzo troviamo nomi di santi e
peccatori,
grandi personaggi ed illustri
sconosciuti,
come a dire che Giuseppe
è
uno della promessa, uno che viene
raggiunto
dall’ostinata volontà di Dio
di
salvare il mondo attraverso l’esperienza
povera
e travolgente di Israele.
Di
più; Giuseppe è uno dei nostri, di
radici
nobili-annovera il re Davide fra
gli
avi-ma semplice e povero come i più.
Nella
logica di Dio non servono masters
e
premi nobel per essere collaboratori
della
salvezza.
Dio
viene nel mondo, dunque, stanco
di
essere frainteso, convinto di potersi
dire
più chiaramente a questa ottusa
umanità
che continuamente abbraccia
gli
idoli della propria adolescenziale
emotività.
E
gli serve aiuto; Maria, Giuseppe,
gente
semplice, gente vera e disponibile.
Tra
Maria e Giuseppe c’è amore, Matteo
solo
pudicamente, come Luca, ci dice
del
loro rapporto.
Sono
‘promessi sposi’, cioè più che
fidanzati
nella cultura di Israele.
Per
un anno-fidanzati-potevano vivere
coniugalmente
senza però coabitare.
Perciò
l’unico che sapeva che quel figlio
non
era suo era proprio lui, Giuseppe.
Osiamo
immaginarci la notte insonni di
Giuseppe
che viene a sapere della
gravidanza
di Maria?
Cos’avrà
pensato di lei?
Quanta
sofferenza e dolore nel suo
cuore;
dunque si era sbagliato a stimare
questa
ragazza di Nazareth?
La
legge chiedeva che Maria venisse
denunciata
e-di conseguenza-condannata
a
lapidazione.
Giuseppe
la ama, vuole salvarla, trova
un
escamotage; dirà che è stufo di lei,
la
ripudierà dicendo che non la vuole
più
in moglie, salvandole la vita e l’onore.
Matteo-da
buon ebreo-descrive questo
atteggiamento
come ‘giusto’.
Giuseppe
è ‘giusto’, cioè irreprensibile,
autentico,
onesto, di alto profilo; non
giudica
secondo le apparenze, pur ferito
a
morte, sa superare il suo orgoglio e usa
misericordia
verso la donna che ama.
‘Giusto’
come i giusti dell’antico
testamento,
come i pii davanti a Dio,
come
i retti di cuore che tanto la
Scrittura
loda.
E-durante
la notte-il sogno, l’invito
a
fidarsi, a dare una improbabile chiave
di
lettura a questi eventi che significa
abbracciare
l’inaudito di Dio.
E-leggete
bene, ve ne prego!-Giuseppe
si
sveglia e dà retta all’angelo e prende
con
sé la follia di Dio.
Grande,
immenso Giuseppe.
Quante
cose ci dici, oggi, quanti
suggerimenti
ci dai tu, uomo abituato
alle
poche parole e a stare defilato e che
pure
sei stato scelto come tutore
e
custode di Dio.
Giuseppe
ci insegna anzitutto che
Dio-Lui
sí-è fedele, che mantiene le
promesse
di salvezza, anche se queste
promesse,
alle volte, devono attraversare
i
cuori e storie di molte generazioni
prima
di potersi realizzare.
Giuseppe
ci insegna ad essere giusti, retti,
a
non giudicare secondo le apparenze,
a
lasciar perdere questa mania
dell’apparire
e dello stupire a tutti i costi,
ad
avere più tenerezza che giustizia, a
saper
intravedere il mistero anche dietro
le
vicende all’apparenza più evidenti.
Giuseppe
c’insegna ad avere il coraggio
del
sogno, in questo mondo disincantato
e
cinico; lui, grande sognatore, vive
l’interezza
della sua vita dietro ad un
sogno,
piega la sua volontà e il suo
destino
alla volontà sorniona ed
impudente
di Dio, che gli chiede di
mettersi
da parte per lasciare spazio al
suo
inaudito progetto di incarnazione.
Prendiamo esempio, amici, aspettando
il Natale, dal grande Giuseppe con
l’aiuto della preghiera.
Buona Domenica dell’attesa, Fausto.

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