lunedì 5 gennaio 2026

Natale e il mio Presepe.

 
NATALE E IL MIO PRESEPE.

Siamo quasi arrivati alla fine del periodo

Natalizio, è quasi ora di mettere nelle

scatole gli addobbi ed il presepe,

mi preparo a farlo con un po di dispiacere.

Questa notte molto fredda, dopo aver

aiutato come ogni notte, mia moglie

ammalata per i suoi bisogni, mi ritrovo

a contemplare per l’ennesima volta il mio

presepe e, visto che il sonno non arriva,

comincio a chiedermi cosa è avvenuto

veramente, più di duemila anni fa in

Palestina, davanti a quella grotta o stalla

come la vogliamo chiamare, davanti

a quella mangiatoia, dove è coricato

il nostro Signore Gesù, fattosi Bambino

bisognoso di tutto che mi sorride.

Ed ancora una volta, avvolto dal silenzio,

commosso, medito sul Natale e con la

mente ed il cuore faccio un viaggio,

un lungo viaggio nel mio presepe.

Da spettatore, visito i luoghi e interrogo

i personaggi di quella Notte Santa.

Era buio nella campagna, lontano dalla

città distratta e il silenzio avvolgeva

la fredda notte.

Ad un tratto il buio è squarciato dalla

splendida luce di una stella, il silenzio

interrotto dal canto gioioso di

voci angeliche.

Gloria nei cieli e pace sulla terra,

oggi è nato il salvatore,

l'Emanuele il Dio-con-noi.

Il canto attira i pastori, e la stella

traccia il camino.

Ed io, spettatore silenzioso, mi incammino,

seguo i personaggi, ascolto le voci.

Sono curioso, voglio visitare quei luoghi,

voglio capire, sapere da chi ha vissuto

quegli attimi, cosa ha visto,

cosa ha provato.

Desidero interrogare tutti.

Tu splendida stella cosa illumini?

Voi Angeli cosa cantate?

Tu pastore dove vai?, tu massaia,

dove corri, cosa porti?, tu fanciullo

cosa fai? e voi magi?

La grotta, il bue e l’asinello.

E voi Giuseppe e Maria?

La mangiatoia e Gesù.

Vorrei ascoltare tutti.

Da ciascun personaggio ed elemento del

mio presepe, sono certo, ho qualcosa da

imparare, ho un messaggio da

ricevere e custodire.

La luce della stella mi traccia un cammino

sicuro e chiaro, il canto degli angeli,

mi ridona forza e speranza nel percorso

della mia vita, anche se dolorosa.

Il pastore, abituato a vivere lontano dal

chiasso della città, nell’essenzialità di

una vita fatta di stenti e sacrifici, mi dice

che solo se mi faccio umile, semplice,

solo se guardo all’essenziale, sarò

capace di lasciarmi guidare dalla luce

della stella, di udire il canto degli angeli

e incamminarmi verso la grotta di Gesù.

La massaia, che lavora nel silenzio

e custodisce con cura e amore la sua

casa, mi insegna ad aver cura delle

piccole cose di ogni giorno, come dono

che viene dall’alto e mi suggerisce anche

di avere la capacità di condividere il

poco che ho, per ricevere molto.

Il fanciullo, abitualmente distratto dalle

mille luci e voci della città, mi racconta

che nonostante le tante proposte che il

mondo fa, la vita è troppe volte, prova

e sacrificio, lacrime e incertezze, e che

bisogna essere capaci di non lasciarsi

attrarre da luci e voci passeggere, da

piaceri e poteri effimeri, ma che solo

se si segue la luce e si accoglie il

messaggio di Betlemme si troverà

pace e gioia vera.

I magi mi dicono che, il potere,

la ricchezza e la scienza, di questo mondo,

possono e devono essere messe sempre

a disposizione del solo cammino che vale

la pena percorrere, quello verso la

mangiatoia di Betlemme.

Non una reggia, non un palazzo,

ma una grotta per il Re del Cielo.

Una umile, povera fredda grotta, nella

quale il nostro credere pone due

spettatori silenziosi.

Il bue e l’asino, convenzionalmente

senza alcuna intelligenza, eppure sono

lì a riscaldare la fredda notte di Natale,

essi mi dicono che tutti proprio tutti,

possono e devono fare qualcosa per Gesù.

Giuseppe uomo giusto, che sei custode

e padre di un Figlio non tuo, che con

il tuo si ti svuoti di te, per riempirti di

Lui, quanto eloquente è il tuo silenzio.

Maria, vorrei tanto sapere da te quello

che pensavi, il tuo volto riflette la

Sua Luce, il tuo cuore è colmo di gioia,

il tuo silenzio adorante, mi dice amore.

Il mio percorso fatto di incontri, dialoghi

e silenzio è giunto al termine, sono arrivato.

Davanti a me la mangiatoia e il bimbo Gesù.

Non più domande, non più parole,

solo commozione e lacrime.

Il Figlio di Dio, creatore del cielo e della

Terra; un Bimbo, fragile, povero e indifeso.

Quanto amore dal mio Dio.

Le mie ginocchia si piegano, il mio

capo si china, ti adoro o Dio.

Il mio presepe, dal buio alla luce,

dal silenzio al canto di gloria.

Il mio presepe, dall’incertezza alla

certezza, dal dolore alla gioia,

dall’inquietudine alla pace.

Il mio presepe mi dice, semplicità,

essenzialità, ma soprattutto mi invita

ad avere tanta fede.

Guardando al presepe comprendo che

per andare avanti nella vita; devo

fidarmi di Gesù e affidarmi a Lui!

Per la fine di questo periodo Natalizio,

invitando a contemplare il presepe,

auguro a tutti ‘di fidarsi e affidarsi a Gesù’.

Lui non ci abbandonerà, Lui non ci deluderà!

Alla fine, pensando a quegli uomini di

Chiesa, che hanno detto che il presepe

e la mangiatoia sono solo una credenza

popolare dico: «Rileggetevi le scritture

e meditatele veramente con il cuore,

forse capirete, o almeno lo spero,

che il presepe e la mangiatoia sono

e saranno sempre la nostra storia

di veri cristiani»!

Ecco amici, cosa mi ha detto il mio

presepe, un abbraccio a tutti, ma in

particolar modo penso a quei genitori,

che in una notte fredda, che doveva

essere una notte di festa, hanno perso

i loro figli per l’avidità di loschi

personaggi, che solo la fede vi può

confortare da tanto dolore,

con una preghiera, Fausto.

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