lunedì 9 marzo 2026

Il Vangelo del Martedì 10 Marzo 2026

 

Della 3° settimana di Quaresima.

San Macario di Gerusalemme, vescovo.

Prima lettura.

Accoglici, Signore, con il cuore

contrito e con lo spirito umiliato.

Dal libro del profeta Daniele (3,25.34-43)

In quei giorni, Azarìa si alzò e fece questa

preghiera in mezzo al fuoco e aprendo

la bocca disse: «Non ci abbandonare fino

in fondo, per amore del tuo nome, non

infrangere la tua alleanza;

non ritirare da noi la tua misericordia,

per amore di Abramo, tuo amico, di

Isacco, tuo servo, di Israele, tuo santo,

ai quali hai parlato, promettendo di

moltiplicare la loro stirpe come le stelle

del cielo, come la sabbia sulla spiaggia

del mare.

Ora invece, Signore, noi siamo diventati

più piccoli di qualunque altra nazione,

oggi siamo umiliati per tutta la terra a

causa dei nostri peccati.

Ora non abbiamo più né principe, né

profeta né capo né olocàusto né sacrificio

né oblazione né incenso né luogo per

presentarti le primizie e trovare misericordia.

Potessimo essere accolti con il cuore

contrito e con lo spirito umiliato, come

olocàusti di montoni e di tori, come

migliaia di grassi agnelli.

Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti

a te e ti sia gradito, perché non c'è

delusione per coloro che confidano in te.

Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti

temiamo e cerchiamo il tuo volto,

non coprirci di vergogna.

Fa' con noi secondo la tua clemenza,

secondo la tua grande misericordia.

Salvaci con i tuoi prodigi, da' gloria

al tuo nome, Signore».

Parola di Dio.

Vangelo.

Se non perdonerete di cuore, ciascuno al

proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.

Dal Vangelo secondo

Matteo (18,21-35) anno pari.

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù

e gli disse: «Signore, se il mio fratello

commette colpe contro di me, quante

volte dovrò perdonargli?

Fino a sette volte?».

E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a

sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a

un re che volle regolare i conti con

i suoi servi.

Aveva cominciato a regolare i conti,

quando gli fu presentato un tale che

gli doveva diecimila talenti.

Poiché costui non era in grado di

restituire, il padrone ordinò che fosse

venduto lui con la moglie, i figli e quanto

possedeva, e così saldasse il debito.

Allora il servo, prostrato a terra, lo

supplicava dicendo: "Abbi pazienza

con me e ti restituirò ogni cosa". 

Il padrone ebbe compassione di quel

servo, lo lasciò andare e gli condonò

il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei

suoi compagni, che gli doveva cento denari.

Lo prese per il collo e lo soffocava,

dicendo: "Restituisci quello che devi!".

Il suo compagno, prostrato a terra, lo

pregava dicendo: "Abbi pazienza con

me e ti restituirò".

Ma egli non volle, andò e lo fece gettare

in prigione, fino a che non avesse

pagato il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi compagni

furono molto dispiaciuti e andarono a

riferire al loro padrone tutto l'accaduto.

Allora il padrone fece chiamare

quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio,

io ti ho condonato tutto quel debito

perché tu mi hai pregato.

Non dovevi anche tu aver pietà del tuo

compagno, così come io ho avuto

pietà di te?".

Sdegnato, il padrone lo diede in mano

agli aguzzini, finché non avesse

restituito tutto il dovuto.

Così anche il Padre mio celeste farà

con voi se non perdonerete di cuore,

ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore.

Riflessione personale sul Vangelo di oggi.

Diecimila talenti è una cifra talmente

spropositata che al tempo di Gesù tutti

capivano il senso di quella parabola;

siamo debitori nei confronti di Dio.

Egli ci perdona continuamente dai nostri

peccati, per cui questo dovrebbe farci

vivere in un atteggiamento di continua umiltà.

Il problema sorge quando noi dobbiamo

fare partecipi gli altri di questo stesso

atteggiamento di perdono e di pazienza

di Dio; noi che abbiamo avuto un

condono enorme non siamo poi in grado

di perdonare le piccole offese quotidiane

che gli altri ci riservano.

Gesù sottolinea il controsenso di

quest’atteggiamento; per tale motivo,

vigiliamo attentamente sul nostro

comportamento, e facciamo del perdono

uno stile di comportamento; e così saremo

davvero figlio del Padre che è nei cieli.

Non è per niente facile, ma attraverso

la preghiera possiamo riuscirci.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato

il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta

la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e

benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per

noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e

allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e

sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

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