sabato 4 aprile 2026

Il Vangelo della Veglia Pasquale del Sabato 4 Aprile 2026

 

Sabato Santo, Messa nella Notte.

Veglia Pasquale nella Notte Santa.

Prima lettura.

Forma breve.

Dio vide quanto aveva fatto,

ed ecco, era cosa molto buona.

Dal libro della Gènesi (1,1.26-31)

In principio Dio creò il cielo e la terra.

Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra

immagine, secondo la nostra somiglianza:

dòmini sui pesci del mare e sugli uccelli

del cielo, sul bestiame, su tutti gli

animali selvatici e su tutti i rettili

che strisciano sulla terra».

E Dio creò l’uomo a sua immagine;

a immagine di Dio lo creò: maschio

e femmina li creò.

Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate

fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra

e soggiogatela, dominate sui pesci del

mare e sugli uccelli del cielo e su ogni

essere vivente che striscia sulla terra».

Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che

produce seme e che è su tutta la terra,

e ogni albero fruttifero che produce

seme: saranno il vostro cibo.

A tutti gli animali selvatici, a tutti gli

uccelli del cielo e a tutti gli esseri che

strisciano sulla terra e nei quali è alito

di vita, io do in cibo ogni erba verde».

E così avvenne.

Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco,

era cosa molto buona.

Parola di Dio.

 

Salmo responsoriale, dal Sal 103.

Ripetiamo. Manda il tuo Spirito,

Signore, a rinnovare la terra.

 

Benedici il Signore, anima mia!

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!

Sei rivestito di maestà e di splendore,

avvolto di luce come di un manto. R.

 

Egli fondò la terra sulle sue basi:

non potrà mai vacillare.

Tu l’hai coperta con l’oceano come

una veste; al di sopra dei monti

stavano le acque. R.

 

Tu mandi nelle valli acque sorgive

perché scorrano tra i monti.

In alto abitano gli uccelli del cielo

e cantano tra le fronde. R.

 

Dalle tue dimore tu irrighi i monti, e con

il frutto delle tue opere si sazia la terra.

Tu fai crescere l’erba per il bestiame

e le piante che l’uomo coltiva

per trarre cibo dalla terra. R.

 

Quante sono le tue opere, Signore!

Le hai fatte tutte con saggezza;

la terra è piena delle tue creature.

Benedici il Signore, anima mia. R.

 

Seconda Lettura

Forma breve.

Il sacrificio di Abramo,

nostro padre nella fede.

Dal libro della Gènesi (22,1-2.9a.10-13.15-18)

In quei giorni, Dio mise alla prova

Abramo e gli disse: «Abramo!».

Rispose: «Eccomi!».

Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo

unigenito che ami, Isacco, va’ nel

territorio di Mòria e offrilo in olocausto

su di un monte che io ti indicherò».

Così arrivarono al luogo che Dio gli

aveva indicato; qui Abramo costruì

l’altare, collocò la legna.

Poi Abramo stese la mano e prese il

coltello per immolare suo figlio.

Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal

cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!».

Rispose: «Eccomi!».

L’angelo disse: «Non stendere la mano

contro il ragazzo e non fargli niente!

Ora so che tu temi Dio e non mi hai

rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».

Allora Abramo alzò gli occhi e vide

un ariete, impigliato con le corna

in un cespuglio.

Abramo andò a prendere l’ariete e lo

offrì in olocausto invece del figlio.

L’angelo del Signore chiamò dal cielo

Abramo per la seconda volta e disse:

«Giuro per me stesso, oracolo del

Signore: perché tu hai fatto questo

e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo

unigenito, io ti colmerò di benedizioni

e renderò molto numerosa la tua

discendenza, come le stelle del cielo

e come la sabbia che è sul lido del

mare; la tua discendenza si impadronirà

delle città dei nemici.

Si diranno benedette nella tua discendenza

tutte le nazioni della terra, perché tu hai

obbedito alla mia voce».

Parola di Dio.

 

Gloria a Dio nell’alto dei Cieli e pace in terra.

 

O Dio, che illumini questa santissima notte

con la gloria della risurrezione del Signore,

ravviva nella tua Chiesa lo spirito di adozione

filiale, perché, rinnovati nel corpo e nell’anima,

siamo sempre fedeli al tuo servizio.

Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio,

che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità

dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

Gloria a Dio nell’alto dei Cieli e pace in terra.

 

Vangelo.

È risorto e vi precede in Galilea.

Dal Vangelo secondo

Matteo (28,1-10) anno pari.

Dopo il sabato, all’alba del primo giorno

della settimana, Maria di Màgdala e l’altra

Maria andarono a visitare la tomba.

Ed ecco, vi fu un gran terremoto.

Un angelo del Signore, infatti, sceso dal

cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si

pose a sedere su di essa.

Il suo aspetto era come folgore e il suo

vestito bianco come neve.

Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie

furono scosse e rimasero come morte.

L’angelo disse alle donne: «Voi non

abbiate paura!

So che cercate Gesù, il crocifisso.

Non è qui.

È risorto, infatti, come aveva detto;

venite, guardate il luogo dove era

stato deposto.

Presto, andate a dire ai suoi discepoli:

“È risorto dai morti, ed ecco, vi precede

in Galilea; là lo vedrete”.

Ecco, io ve l’ho detto».

Abbandonato in fretta il sepolcro con

timore e gioia grande, le donne corsero

a dare l’annuncio ai suoi discepoli.

Ed ecco, Gesù venne loro incontro

e disse: «Salute a voi!».

Ed esse si avvicinarono, gli

abbracciarono i piedi e lo adorarono.

Allora Gesù disse loro: «Non temete;

andate ad annunciare ai miei fratelli che

vadano in Galilea: là mi vedranno».

Parola del Signore.

Riflessione personale sul Vangelo di oggi.

Correte, presto, correte!

Le campane suonino a distesa,

accendiamo il fuoco fuori delle Chiese,

facciamo entrare quel grande cero che

rompe le tenebre, diciamolo a tutti mi

raccomando; il Nazareno che cercavamo,

morto, è scomparso, non è più qui, è Risorto!

Troppo spesso il Gesù in cui crediamo

è morto, e noi pensiamo di fargli

un piacere portandogli ancora degli

unguenti per imbalsamarlo!

Gesù è morto quando lo teniamo fuori

dalla nostra vita, morto se resta chiuso

nei tabernacoli delle chiese senza

uscire in strada con noi, morto se la sua

Parola non spacca il mare di ghiaccio

che soffoca il nostro cuore.

Gesù è morto e sepolto quando la nostra

diventa una religione senza fede, un quieto

appartenere alla cultura cristiana senza che

il fuoco della sua presenza contagi la

nostra e l’altrui vita; morto se la fede

non cambia la nostra economia, la nostra

politica; morto quando ci chiudiamo

nelle nostre posizioni di ‘cattolici’

scordando il nostro essere uomini.

Morto, amici, morto.

No, Gesù non è morto. È vivo.

Non rianimato, non vivo nel nostro

pensiero, no, veramente risuscitato

e presente, che ci crediamo o no,

che ce ne accorgiamo o no.

Io amici, in questi ultimi giorni

ne ho avuto la conferma!

E da questa consapevolezza nasce

la gioia cristiana.

Però, la conversione al Risorto

è difficile, difficilissima.

Occorre allontanarsi dal proprio dolore.

Condividere la gioia cristiana significa

superare il dolore che ci rende tristi.

Non c’è che un modo per superare il

dolore; non amarlo, non affezionarvisi.

La gioia cristiana è una tristezza superata.

Ma resistenze, dubbi, mancanze di fede

pesano sul nostro cuore, ad aprirti gli

occhi a volte può essere un medico;

come è successo a me.

Perciò, un’esperienza dolorosa, una serie

di eventi che ci hanno deluso possono

davvero impedirci di entrare nella gioia

cristiana, che non è un’emozione,

ma una scelta consapevole.

Le donne, tornate dagli apostoli, non

sono credute, e le loro parole ‘parvero

loro come un vanneggiamento’!

Vedremo, nelle prossime domeniche,

la fatica immensa fatta dai dodici per

staccarsi definitivamente dal loro dolore

e dalla tragica esperienza della croce

e del loro fallimento!

E pensare che, per loro, Gesù si farà

vedere e li incoraggerà continuamente!

Se hanno tribolato loro, così avvantaggiati!

Animo, cercatori di Dio, la più difficile

conversione (dopo quella dal Dio che

abbiamo nella testa al Dio di Gesù)

è proprio quella da una visione crocifissa

della fede a una risorta!

Gli apostoli dubitano; solo Pietro va

a verificare; guarda, stupito, e torna

a casa meravigliato.

È già qualcosa, ma non è ancora fede;

non bastano un sepolcro vuoto e le

bende per suscitare la fede.

Occorrono un’esperienza personale

del Risorto; come l’ho avuta io.

E Pietro ne sa qualcosa!

Santa Veglia Pasquale, amici da Fausto.

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