sabato 11 aprile 2026

Il Vangelo di Domenica 12 Aprile 2026

 

Della 2° Domenica di Pasqua.

Domenica della Divina Misericordia.

Prima lettura.

Tutti i credenti stavano insieme

e avevano ogni cosa in comune.

Dagli Atti degli Apostoli (2,42-47)

[Quelli che erano stati battezzati] erano

perseveranti nell'insegnamento degli

apostoli e nella comunione, nello

spezzare il pane e nelle preghiere.

Un senso di timore era in tutti, e prodigi e

segni avvenivano per opera degli apostoli.

Tutti i credenti stavano insieme e avevano

ogni cosa in comune; vendevano le loro

proprietà e sostanze e le dividevano con

tutti, secondo il bisogno di ciascuno.

Ogni giorno erano perseveranti insieme

nel tempio e, spezzando il pane nelle

case, prendevano cibo con letizia e

semplicità di cuore, lodando Dio e

godendo il favore di tutto il popolo.

Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva

alla comunità quelli che erano salvati.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 117 (118)

Ripetiamo. Rendete grazie al Signore

perché è buono: il suo amore è per sempre.

 

Dica Israele:

«Il suo amore è per sempre».

Dica la casa di Aronne:

«Il suo amore è per sempre».

Dicano quelli che temono il Signore:

«Il suo amore è per sempre».  R.

 

Mi avevano spinto con forza per farmi

cadere, ma il Signore è stato il mio aiuto.

Mia forza e mio canto è il Signore,

egli è stato la mia salvezza.

Grida di giubilo e di vittoria

nelle tende dei giusti:

la destra del Signore ha fatto prodezze.  R.

 

La pietra scartata dai costruttori

è divenuta la pietra d'angolo.

Questo è stato fatto dal Signore:

una meraviglia ai nostri occhi.

Questo è il giorno che ha fatto il Signore:

rallegriamoci in esso ed esultiamo!  R.

 

Seconda Lettura

Ci ha rigenerati per una speranza viva,

mediante la risurrezione di

Gesù Cristo dai morti.

Dalla prima lettera di

san Pietro apostolo (1,3-9)

Sia benedetto Dio e Padre del Signore

nostro Gesù Cristo, che nella sua grande

misericordia ci ha rigenerati, mediante

la risurrezione di Gesù Cristo dai morti,

per una speranza viva, per un'eredità

che non si corrompe, non si macchia

e non marcisce.

Essa è conservata nei cieli per voi, che

dalla potenza di Dio siete custoditi

mediante la fede, in vista della salvezza

che sta per essere rivelata nell'ultimo tempo.

Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora

dovete essere, per un po' di tempo, afflitti

da varie prove, affinché la vostra fede,

messa alla prova, molto più preziosa

dell'oro-destinato a perire e tuttavia

purificato con fuoco-torni a vostra lode,

gloria e onore quando Gesù Cristo

si manifesterà.

Voi lo amate, pur senza averlo visto e

ora, senza vederlo, credete in lui.

Perciò esultate di gioia indicibile

e gloriosa, mentre raggiungete la mèta

della vostra fede: la salvezza delle anime.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Perché mi hai veduto, Tommaso,

tu hai creduto; beati quelli che non

hanno visto e hanno creduto! (Gv 20,29)

 

Alleluia, alleluia.

 

Vangelo.

Otto giorni dopo venne Gesù.

Dal Vangelo secondo

Giovanni (20,19-31) anno A.

La sera di quel giorno, il primo della

settimana, mentre erano chiuse le porte

del luogo dove si trovavano i discepoli

per timore dei Giudei, venne Gesù,

stette in mezzo e disse loro:

«Pace a voi!».

Detto questo, mostrò loro le mani

e il fianco.

E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi!

Come il Padre ha mandato me, anche

io mando voi».

Detto questo, soffiò e disse loro:

«Ricevete lo Spirito Santo.

A coloro a cui perdonerete i peccati,

saranno perdonati; a coloro a cui non

perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato

Dìdimo, non era con loro quando

venne Gesù.

Gli dicevano gli altri discepoli:

«Abbiamo visto il Signore!».

Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle

sue mani il segno dei chiodi e non metto

il mio dito nel segno dei chiodi e non

metto la mia mano nel suo fianco,

io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo

in casa e c'era con loro anche Tommaso.

Venne Gesù, a porte chiuse, stette in

mezzo e disse: «Pace a voi!».

Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo

dito e guarda le mie mani; tendi la tua

mano e mettila nel mio fianco; e non

essere incredulo, ma credente!».

Gli rispose Tommaso: «Mio Signore

e mio Dio!».

Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto,

tu hai creduto; beati quelli che non

hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli,

fece molti altri segni che non sono

stati scritti in questo libro.

Ma questi sono stati scritti perché

crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio

di Dio, e perché, credendo, abbiate

la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

Riflessione personale sul Vangelo di oggi.

Le donne vanno al sepolcro quando è

ancora buio, si sono alzate presto, prima

degli altri, non hanno chiuso occhio in

quella notte, il sonno non le ha riposate.

Si sentono impotenti, turbate, scosse

nel profondo.

Tutto si è svolto così in fretta, in maniera

così drammatica che non sanno cosa pensare.

Poi, il senso del reale e la concretezza

femminile le ha scosse dalle loro tenebre

e si sono organizzate per salire alla tomba

di Gesù, per fare ciò che due giorni prima,

a causa della vigilia di Pasqua, è stato loro

proibito; lavare il cadavere, pulirlo

dall’orgia di sangue e di umori, di

tumefazioni e di edemi che hanno

sfigurato il volto, offeso il corpo del

loro Maestro e Signore.

Ma, una volta, arrivate, non hanno

trovato nessuno.

Alcuni tra gli evangelisti parlano di angeli

che le rassicurano, che le invitano ad

andare oltre, a superare l’ovvio.

Abbandonato in fretta il sepolcro le

donne corrono dai dodici per parlare

loro di ciò che è successo.

Per annunciare che Gesù è vivo, hanno

dovuto abbandonare in fretta il sepolcro,

hanno dovuto superare il loro dolore,

la coscienza del proprio limite, la durezza

della violenza che non risparmia i discepoli.

«Gerusalemme non vuole essere amata.

Il sepolcro non vuole essere amato».

Cristo va amato.

Abbandoniamo i sepolcri, tutti i sepolcri.

Non facciamo un favore a Dio

imbalsamandolo e riempiendo di fiori

la sua tomba.

Non facciamo un favore a Dio

moltiplicando le devozioni, irrigidendo

i nostri schemi, imbalsamando le

nostre liturgie.

Quale sepolcro devi abbandonare in fretta?

Quale dolore devi smettere di venerare?

Quale tomba devi lasciare alle tue spalle?

Senz’altro qualcuna ce l’hai!

Anche gli apostoli, tutti gli apostoli,

hanno dovuto convertire il loro cuore.

Alle parole delle donne che cadono nel

vuoto, vaneggiamento di caratteri

emotivi ed isterici.

Alla loro esperienza sensibili, come

fanno Pietro e Giovanni correndo

e vedendo un lenzuolo svuotato.

Alla parola del Maestro che chiede loro

di non fermarsi al proprio limite, al proprio

peccato, alla propria evidente fragilità.

Tommaso, il grande credente, deve

abbandonare il sepolcro della delusione

nei confronti dei suoi amici e compagni

di fede, la peggiore delle crisi, la

consapevolezza che la Chiesa, quella

reale, non quella sognata, è fatta da

uomini e donne peccatori e deboli.

«Tommaso, abbiamo visto il

Signore! È vivo!»

Tommaso guarda i volti euforici dei

suoi compagni.

È sbalordito e attonito: «È così, Tommaso!

È anche apparso a Cleopa e Zaccaria,

nei pressi di Emmaus!»

Tommaso indietreggia, non si lascia

abbracciare dagli altri.

«Tu Andrea, tu Simone, tu Giovanni?

Voi mi venite a dire questo?

Dove eravate?

Dovevamo morire con Lui!

Siamo tutti fuggiti!

No, se non lo vedo, se non vedo le

sue ferite io non crederò!».

Il sorriso si spegne sul volto degli altri.

Ha ragione, Tommaso.

Non se va Tommaso.

Non si sente offeso se il messaggio della

resurrezione è affidato alle nostre

fragilissime mani.

Non capisce ma resta, senza fondare

una chiesa alternativa, senza sentirsi

migliore, senza andarsene.

E fa bene a restare.

Otto giorni dopo il Maestro torna,

apposta per lui.

Eccolo, il Risorto.

Leggero, splendido, sereno.

Sorride, emana una forza travolgente.

Gli altri lo riconoscono e vibrano.

Tommaso, ancora ferito, lo guarda

senza capacitarsi.

Viene verso di lui ora, il Signore,

gli mostra le palme delle mani, trafitte.

«Tommaso, so che hai molto sofferto.

Anch’io ho molto sofferto; guarda qui»

E Tommaso cede.

La rabbia, il dolore, la paura, lo

smarrimento si sciolgono come

neve al sole.

Si butta in ginocchio ora e bacia

quelle ferite e piange e ride.

«Mio Signore! Mio Dio!».

San Tommaso, patrono di tutti gli

entusiasti che buttano il cuore oltre

l’ostacolo, che ci credono a questo

Cristo, aiuta quelli che hanno

sperimentato sulla propria pelle il

fallimento della vita.

Dona loro di non lasciarsi travolgere dalla

rabbia e dal dolore, ma di sapere che il

Maestro ama la loro generosità, come

ha amato la tua.

San Tommaso, patrono di tutti gli

scandalizzati dall’incoerenza della

Chiesa, aiuta chi è stato ferito dalla

spada del giudizio clericale a non

fermarsi alla fragilità dei credenti

ma di fissare lo sguardo sullo

splendore del Risorto che essi

indegnamente professano.

San Tommaso, patrono dei tenaci, aiuta

a non sentirci migliori quando, come te,

vediamo che i nostri fratelli nella fede

sono piccini, ma a restare fedeli al

grande sogno del Maestro che è

la Chiesa e a convertire la Chiesa

a partire da noi stessi.

San Tommaso, patrono dei crocefissi

senza chiodi, che hai visto nel segno

delle palme delle mani del Signore riflesso

lo squarcio che la sua morte aveva

provocato nel tuo cuore, aiuta a vedere

che il dolore, ogni dolore, il nostro

dolore è conosciuto da Dio.

San Tommaso, patrono dei discepoli,

primo, tra i Dodici, ad avere professato

la divinità di Cristo, aiutaci a professare

con franchezza la nostra fede nel volto

di Dio che è Gesù.

Buona Domenica della

Divina Misericordia, amici, Fausto.

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